Un approccio meno invasivo per la cura del tumore del retto

18 Mag 2026

FOCUS: Oncologia

In alcuni casi specifici di tumore del retto che non ha ancora dato metastasi si può evitare la chirurgia grazie al ricorso alla chemoterapia e alla radioterapia, evitando così anche le conseguenze dell’intervento.

Il tumore del retto

Il cancro del colon-retto è il terzo tumore più frequente al mondo (quasi due milioni di nuovi casi all’anno) ed è al secondo posto come causa di morte tra i tumori (quasi un milione di morti all’anno nel mondo). In alcuni casi riguarda la parte terminale dell’intestino, il retto. Colpisce per lo più dopo i 50 anni di età e tra i fattori di rischio ci sono fattori alimentari (una dieta ricca di carne rossa e cibi ultraprocessati, povera di frutta e verdura), la sedentarietà, il sovrappeso, il fumo e il consumo di alcol, oltre alla familiarità. Su alcuni di questi si può intervenire come prevenzione: avere una dieta ricca di frutta e verdura, non fumare né bere alcol, mantenere un’attività fisica quotidiana.
Il riconoscimento precoce del tumore consente una prognosi migliore per le terapie che possono essere messe in atto. Tra queste ci sono la chemioterapia, la radioterapia, la chirurgia, l’immunoterapia a seconda dello stadio in cui è il tumore.
Si distinguono quattro stadi, da quello iniziale (stadio I) in cui il tumore è circoscritto alla parete intestinale, fino alla presenza di metastasi a distanza (stadio IV) passando attraverso gli stadi II e III in cui c’è un’invasione dei tessuti o dei linfonodi locali.

L’efficacia della terapia neoadiuvante

In caso di tumori del retto in stadio II e III con determinate caratteristiche biologiche (la capacità di riparare il DNA) l’approccio attuale è di iniziare con una terapia neoadiuvante, che consente di ridurre il tumore e di avere una risposta clinica, a base di chemioterapici e radioterapia per sottoporre poi il paziente all’intervento chirurgico.
Ma è sempre indispensabile andare sotto il bisturi? Uno studio che ha coinvolto i dati raccolti in 4 centri oncologici italiani, suggerisce che in alcuni casi ben determinati quando si ha una risposta clinica alla terapia (cicli di chemioterapia insieme a sedute ripetute di radioterapia) si può evitare l’intervento chirurgico perché la prognosi a distanza di tre anni è uguale. In particolare era vivo, senza avere recidive del tumore, il 95% dei pazienti che sono stati semplicemente seguiti con controlli nel tempo.

In pratica

Nel tumore del retto localizzato che abbia caratteristiche biologiche favorevoli l’intervento chirurgico non è sempre necessario. L’uso di farmaci associati alla radioterapia è una soluzione altrettanto efficace, evitando di sottoporsi a un’operazione chirurgica che comporta ovviamente conseguenze rilevanti per la qualità della vita. Questo non vale per tutte le forme di tumore del retto, per cui è il medico oncologo a stabilire di volta in volta, in base alle caratteristiche cliniche e ai risultati degli esami, chi può beneficiare dell’aggiunta dell’intervento chirurgico e chi invece può essere seguito semplicemente con controlli regolari dopo aver concluso tutti i cicli di terapia, con risposta clinica della malattia.

Bibliografia

Amatu A, Patelli G, et al. vTotal neoadjuvant therapy followed by non-operative management or surgery in stage II-III rectal cancer (NO-CUT): a multicentre, single-arm, phase 2 trial. Lancet Oncol 2025; https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41308677/ Conflitti di interesse:
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