Prima di somministrare un antibiotico a un bambino con otite media acuta, è utile osservare attentamente l’evoluzione dei sintomi per qualche giorno. Si dovrebbe infatti iniziare una terapia antibiotica solo in caso di peggioramento della situazione o mancato miglioramento dopo 48-72 ore, rimanendo in vigile attesa
Il consiglio è la cautela
L’approccio cauto, definito di “vigile attesa”, consente di limitare l’uso non necessario di antibiotici, riducendo il rischio di effetti indesiderati nel bambino e contribuendo a contrastare in generale il fenomeno dell’antibiotico resistenza.
L’otite media acuta è una delle infezioni più frequenti nei bambini ed è anche una delle principali cause di prescrizione antibiotica, che spesso però non è necessaria. Nonostante le prove favorevoli (leggi anche Nell’otite media acuta ricorrente all’inizio basta una vigile attesa), la vigile attesa è ancora poco utilizzata nella pratica clinica. Uno studio condotto negli Stati Uniti ha valutato quanto spesso questo approccio venga adottato e quali siano gli esiti clinici associati a questo comportamento.
Quanto viene utilizzata?
Su oltre 140.000 visite pediatriche effettuate in uno studio multicentrico oltreoceano per un’otite media, la vigile attesa è stata adottata solo in poco più del 15% dei casi, mentre l’antibiotico è stato prescritto immediatamente nel restante 85% circa delle visite. Dati che confermano l’uso inappropriato di antibiotici in questa condizione per la quale ogni anno negli Stati Uniti sarebbero prescritti 10 milioni di cicli di terapia con questi farmaci.
Ricorrere subito agli antibiotici avrebbe senso se questa scelta consentisse una prognosi migliore come tempi di guarigione o riduzione immediata del dolore, che è il sintomo più disturbante per il bambino. Ma lo studio statunitense conferma che i risultati erano analoghi dando o meno l’antibiotico, con percentuali di insuccesso vicine all’1% in entrambi i casi.



