Alcuni farmaci potrebbero contribuire alla comparsa di incontinenza urinaria nei bambini, soprattutto di notte (si parla in tal caso di enuresi, un disturbo frequente).
Le conseguenze sull’autostima
Può capitare, soprattutto ai bambini, di non riuscire a trattenere la pipì (incontinenza urinaria). Le cause possono essere molteplici: dal rimandare troppo a lungo il momento di andare in bagno, a problemi della vescica, infezioni urinarie, stitichezza o disturbi del sonno.
L’incontinenza può avere ripercussioni importanti sul benessere del bambino: può ridurre l’autostima, creare imbarazzo, interferire con la vita scolastica e sociale e generare tensioni in famiglia. Per questo è importante non considerarla soltanto un problema passeggero, ma cercarne le possibili cause. Tra queste non va trascurato il ruolo di alcuni medicinali che possono modificare la contrazione della vescica, interferire con i segnali nervosi che regolano la minzione o ancora causare sonnolenza profonda rendendo più difficile percepire lo stimolo a urinare durante la notte. Altri farmaci possono invece aumentare la produzione di urina, favorendo così l’incontinenza, o alterare il ritmo sonno-veglia.
Per comprendere meglio il ruolo dei farmaci come causa di questo disturbo, sono state analizzate le segnalazioni raccolte nel database della Food and Drug Administration statunitense tra il 2004 e il 2024.
Nella banca dati americana sono state individuate oltre 1.200 segnalazioni di incontinenza urinaria pediatrica associata all’uso di un medicinale. Il farmaco segnalato più spesso era il montelukast, principio attivo usato per l’asma e la rinite allergica, con 91 casi, di cui 75 di enuresi. Seguiva il risperidone, un antipsicotico impiegato anche in alcuni disturbi del comportamento, con 74 segnalazioni.
Quali farmaci sono coinvolti
Nel complesso, lo studio ha individuato 40 medicinali associati a incontinenza urinaria nel bambino, molti dei quali agiscono sul sistema nervoso centrale.
Tra questi ci sono:
- antipsicotici, come risperidone, aripiprazolo, quetiapina e olanzapina, usati nelle psicosi e, in alcuni casi, nei disturbi dello spettro autistico o nei disturbi del comportamento
- antidepressivi, come sertralina, fluoxetina e citalopram, utilizzati per depressione, ansia e disturbo ossessivo-compulsivo
- farmaci per l’ADHD (la sindrome del bambino iperattivo) come metilfenidato, dexmetilfenidato e guanfacina
- antiepilettici e sedativi, come acido valproico, clobazam e sodio oxibato
- farmaci respiratori, tra cui montelukast, salmeterolo e alcuni antistaminici.



