Le nuove linee guida dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) forniscono raccomandazioni precise su come gestire una situazione molto delicata qual è la comparsa di un tumore in una donna in dolce attesa. Si possono somministrare i farmaci antitumorali e quando è il momento in cui è meglio farlo?
I tumori in gravidanza
Si calcola che ogni 1.000-2.000 gravidanze ci sia una diagnosi di tumore. Il dato è in crescita sia per l’aumento dell’età media a cui si fa un figlio, sia perché alcuni tumori compaiono sempre più spesso in persone più giovani rispetto al passato.
I tumori più frequenti in gravidanza sono quelli della mammella e della cervice uterina (50% dei casi), i tumori del sangue (25% dei casi), il melanoma (10% dei casi) e con minor frequenza i tumori dell’ovaio e del colon-retto.
Poiché la gravidanza comporta di per sé naturalmente la comparsa di sintomi, come la nausea, la tensione mammaria, il dolore lombare, la diagnosi del tumore è spesso ritardata, con una probabilità maggiore che sia già in fase avanzata rispetto a quanto accade al di fuori della gravidanza.
Per quanto concerne i farmaci occorre tenere presente sia che questi possono nuocere al feto, sia il fatto che i cambiamenti nel metabolismo possono influenzare l’efficacia delle terapie, per esempio i farmaci citotossici vengono eliminati più rapidamente, riducendone l’efficacia (leggi anche le news “Farmaci oncologici in gravidanza: pochi dati, ma positivi” e “Le cure oncologiche in gravidanza sono possibili”).
Quali terapie sono consentite
La gestione delle cure per un tumore in gravidanza deve essere condivisa con la donna, la quale deve essere informata di tutte le possibili scelte, avendo informazioni basate sulla letteratura scientifica per prendere la decisione se iniziare o meno una terapia (con quale efficacia e quali rischi per sé e per il feto) e quando è il momento giusto per farlo. Bisogna anche offrire sempre alla donna un supporto psicologico vista la delicatezza della situazione.
In linea di massima diversi farmaci chemioterapici possono essere somministrati in gravidanza (nelle linee guida dell’ASCO c’è una tabella molto chiara, che indica quali molecole possono essere usate e quali è meglio evitare) ma fondamentale è il momento in cui vengono iniziati, occorre infatti evitare il primo trimestre per non causare malformazioni fetali. Si raccomanda anche di programmare l’ultimo ciclo di chemioterapia almeno 2-4 settimane prima della data prevista del parto.
Alcune terapie antitumorali sono invece del tutto controindicate in gravidanza e andranno quindi nel caso iniziate dopo il parto, per esempio il metotrexato, le terapie ormonali, diversi anticorpi monoclonali, le terapie cellulari, i farmaci anti angiogenetici, i farmaci coniugati ad anticorpi.



