Chi inizia una terapia antitumorale e riferisce già in partenza una sensazione di stanchezza (fatigue) ha una probabilità maggiore di avere successivamente effetti avversi dovuti alla terapia rispetto a chi all’inizio della cura non prova affaticamento.
La fatigue quando si ha un tumore
Con fatigue si intende una stanchezza, più spesso marcata, che persiste nel tempo, che non dipende direttamente dallo sforzo fisico e che non si attenua neppure con il riposo. Si tratta di una stanchezza sia fisica sia psicologica che è tipica di alcune condizioni e in particolare si associa spesso alla presenza di un tumore e alle terapie che vengono poste in atto per trattarlo. La persona fa fatica a compiere anche le semplici attività della vita quotidiana e questo ovviamente, qualora persista, deteriora la qualità della vita.
Si stima che più del 70% delle persone colpite da un tumore sperimentino nel corso delle cure la fatigue, che spesso porta alla decisione di sospendere il trattamento perché non più sopportato. Fatigue che però nel 25-30% dei casi persiste per cinque anni e più dopo che il trattamento antitumorale è stato terminato con successo.
La fatigue è uno degli effetti avversi più frequenti delle terapie oncologiche, ma può essere già presente, in forma lieve o moderata, prima dell’inizio delle cure, a dimostrare che anche il tumore di per sé gioca un ruolo rilevante nella comparsa di questo disturbo.
Non sono noti con precisione i meccanismi che sottostanno alla fatigue, ma questa stanchezza può derivare dal progredire del cancro, da un’anemia indotta dal trattamento, da disturbi del sonno, da carenze nutrizionali o da disturbi dell’umore, come ansia e depressione.
Un segnale da considerare
Uno studio di coorte statunitense ha valutato quanto sia frequente la fatigue già prima di iniziare un trattamento antitumorale e ha considerato un possibile legame tra la presenza della stanchezza fin dall’inizio e la comparsa successivamente di effetti collaterali dovuti alla terapia contro il tumore.
Sono stati analizzati i dati di oltre settemila pazienti, con vari tipi di cancro, che hanno avuto più di 100.000 effetti avversi (in media quindi quasi quindici a testa, a dimostrare che le terapie antitumorali sono sì efficaci ma si accompagnano a molti effetti avversi che devono essere gestiti). Dai risultati si è visto che chi già in partenza riferiva una certa stanchezza (il 39% dei partecipanti) aveva il doppio di probabilità di avere un effetto avverso dovuto ai farmaci e che la probabilità diventava di cinque volte maggiore se la stanchezza riferita era molto grave.



