Nelle persone anziane con demenza l’inizio di una terapia per ridurre la pressione arteriosa si associa a un aumento del rischio di cadute e di ricovero in ospedale.
Anziani e cadute
Per svariati motivi le persone anziane sono più esposte al rischio di cadute che possono comportare conseguenze gravi per la salute sia in termini fisici (fratture, in particolare del femore, dalle quali non è sempre facile riprendersi) sia in termini psicologici (dopo una caduta la persona anziana si sente più insicura, ha paura di cadere nuovamente per cui riduce le sue attività quotidiane specie all’esterno della casa).
I motivi alla base dell’aumento del rischio di cadute negli anziani sono diversi:
- perdita di forza e massa muscolare
- riduzione dei riflessi e coordinazione lenta
- problemi di equilibrio
- problemi di vista e udito
- presenza di malattie neurologiche
- ipotensione ortostatica (la riduzione della pressione arteriosa quando si passa da reclinati o seduti in piedi)
- problemi cardiaci
- declino cognitivo e demenza
- dolori articolari
- uso di più farmaci, alcuni dei quali possono ridurre ulteriormente i riflessi o la pressione arteriosa.
A questi si aggiungono i fattori ambientali:
- scarsa illuminazione nelle stanze o nei corridoi
- tappeti non fissati o scivolosi
- presenza di ostacoli o fili elettrici scoperti
- mancanza di maniglioni cui appoggiarsi in bagno o nella doccia
- scarpe non sicure o scomode.
Farmaci antipertensivi e cadute
Un ampio studio retrospettivo di coorte britannico ha valutato le condizioni cliniche e la terapia antipertensiva di oltre un milione e duecentomila persone, oltre ventimila delle quali con una demenza. L’obiettivo era vedere se l’inizio di una terapia antipertensiva prescritta per il riscontro di valori elevati della pressione arteriosa potesse aumentare il rischio di caduta, in particolare nelle persone con demenza.
In effetti il ricorso ai farmaci antipertensivi negli anziani si associava, nei dieci anni successivi, a un aumento del rischio di ospedalizzazione (per ipotensione e sincopi) e morte a seguito di una caduta. Tale rischio era tre volte superiore nei pazienti con demenza rispetto agli anziani senza declino cognitivo.



