Le buone regole per la profilassi antibiotica preoperatoria

7 Set 2026

FOCUS: Antibiotico resistenza

Le raccomandazioni sulla profilassi antibiotica da effettuare prima di un intervento chirurgico sono chiare e la loro applicazione dovrebbe essere la norma: ogni ospedale dovrebbe avere un protocollo specifico al riguardo, basato sulle linee guida internazionali, sensibilizzando tutti gli operatori sanitari.

Il documento italiano

La Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie (SIMPIOS) ha pubblicato un position paper, un documento di consenso frutto di un gruppo di lavoro multidisciplinare con l’obiettivo di definire le misure fondamentali per ottimizzare la profilassi antibiotica prima di un intervento chirurgico nell’era dell’antibiotico resistenza.
Poiché gli antibiotici vanno usati in maniera appropriata e solo quando necessari per non aumentare la diffusione della resistenza dei batteri, anche pratiche di accertata efficacia come la somministrazione di un antibiotico prima di un intervento chirurgico (leggi anche le news “Profilassi antibiotica efficace prima di un intervento chirurgico” e “Quale antibiotico per la profilassi prima di un intervento chirurgico?”) richiedono comunque di essere applicate rispettando alcuni principi di base.
I dati della letteratura scientifica indicano che la profilassi antibiotica preoperatoria è in grado di ridurre il rischio di infezione della ferita chirurgica in misura variabile dal 18 al 78% a seconda della sede e del tipo di intervento.
Occorre tenere anzitutto presente i batteri coinvolti nelle infezioni per mirare il più possibile la profilassi: per esempio negli interventi chirurgici puliti a causare le infezioni della ferita sono soprattutto germi commensali presenti sulla pelle, per lo più cocchi Gram positivi. Se invece si tratta di un intervento su un’area contaminata (per esempio nella chirurgia sull’intestino) allora più probabilmente i batteri sono Gram negativi, come Escherichia coli e altri enterobatteri.
Come regola generale bisogna scegliere l’antibiotico a spettro più ristretto, che colpisce cioè solo alcuni batteri mirati, per questo gli antibiotici più usati nella profilassi chirurgica sono le cefalosporine di prima e seconda generazione, che vanno date a dosaggio terapeutico.

Quando somministrare l’antibiotico

Il documento italiano fa anche chiarezza su quale sia il momento ideale per somministrare l’antibiotico perché la profilassi sia efficace.
I dati presenti in letteratura scientifica indicano che la profilassi va somministrata da due ore a mezz’ora prima dell’intervento chirurgico e la scelta va fatta rispetto all’emivita dell’antibiotico prescelto (per esempio se si usa una cefalosporina va somministrata da 60 a 30 minuti prima dell’intervento chirurgico). Non è invece efficace la profilassi se la somministrazione viene fatta al momento dell’incisione chirurgica e non ha neppure alcun senso somministrare una nuova dose di antibiotico durante l’intervento a meno che questo si prolunghi nel tempo.
Non ha infine alcuna efficacia profilattica la somministrazione di antibiotici successiva all’intervento, che è anzi controindicata anche perché aumenta il rischio di selezione di batteri resistenti agli antibiotici.

In pratica

La profilassi antibiotica prima di un intervento chirurgico è efficace nel ridurre il rischio di infezioni della ferita. L’importante però è rispettare i tempi di somministrazione e scegliere l’antibiotico in maniera ragionata, somministrandolo a dosaggio pieno e accertandosi prima con il paziente che non ci siano allergie (per esempio agli antibiotici betalattamici come la penicillina).

Bibliografia

Sartelli M, Labricciosa F, et al. Optimizing surgical antibiotic prophylaxis in the era of antimicrobial resistance: a position paper from the Italian Multidisciplinary Society for the Prevention of Healthcare-Associated Infections (SIMPIOS). Pathogens 2025; https://www.mdpi.com/2076-0817/14/10/1031 Conflitti di interesse:
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