L’età non conta per l’immunoterapia del melanoma

16 Set 2026

FOCUS: Oncologia

Quando si è anziani e si ha un tumore come il melanoma in fase avanzata la probabilità di essere trattati con l’immunoterapia si riduce, anche se in realtà l’efficacia di questi farmaci è confermata in letteratura nelle persone più anziane, a fronte di effetti avversi simili a quelli che compaiono anche nei più giovani.

I grandi progressi nella cura del melanoma

La disponibilità in terapia dei farmaci inibitori del check point immunitario, che agiscono stimolando la risposta naturale dell’organismo contro il tumore (leggi anche le news “Quale immunoterapia riproporre in caso di recidiva di melanoma” e “L’immunoterapia antitumorale non fa differenze di sesso”) ha cambiato radicalmente le probabilità di sopravvivenza (diversi anni) per i malati con un melanoma in fase avanzata. A ciò si aggiunge il fatto che, dato l’invecchiamento della popolazione, sempre più sono i malati anziani di melanoma ai quali non sempre, vista l’età e le condizioni di salute, vengono offerte tutte le terapie disponibili.
In effetti quando si considera di iniziare una immunoterapia in una persona anziana con un tumore emergono subito due preoccupazioni: la terapia sarà efficace anche in questa fascia d’età, visto che i dati sul farmaco vengono raccolti negli studi clinici nei quali gli anziani sono poco rappresentati? E poi, una volta stabilita l’efficacia, è possibile somministrarli a persone spesso fragili per via dell’età e di altre malattie concomitanti?

I risultati dello studio

Uno studio multicentrico di coorte condotto in Germania si è posto proprio l’obiettivo di vedere quanto spesso agli anziani con melanoma in fase avanzata sia prescritta un’immunoterapia per controllare l’evoluzione del tumore e allungare la sopravvivenza.
Sono stati analizzati i dati di quasi quindicimila pazienti con un melanoma in fase avanzata suddividendoli per età (sopra o sotto i 75 anni) e valutando il tipo di terapia che era stata loro prescritta per la cura del tumore. È così emerso che gli anziani erano meno spesso trattati con un’immunoterapia e, quando trattati, ricevevano uno schema più semplice con un solo farmaco invece che con due. Questa situazione non riguardava solo il ricorso ai farmaci immunoterapici perché in generale gli anziani erano stati meno sottoposti ai vari trattamenti possibili (chirurgia, radioterapia, chemioterapia).
Eppure i dati di efficacia dell’immunoterapia e di sicurezza (frequenza e gravità degli effetti avversi associati al trattamento) erano sovrapponibili nei due gruppi di pazienti: chi, cioè, anche oltre i 75 anni era sottoposto alla cura se ne giovava senza avere più effetti avversi dei pazienti più giovani.

In pratica

L’età avanzata non deve essere un elemento discriminante per decidere se iniziare o meno una immunoterapia in caso di melanoma in fase avanzata. I risultati infatti che si ottengono nell’anziano sono simili a quelli osservati nei più giovani. Sarà il medico a valutare se e quale terapia proporre e iniziare, considerate le condizioni cliniche, la presenza di altre malattie, l’uso di altri farmaci, con l’obiettivo di garantire la massima efficacia della cura con il minimo possibile di reazioni avverse. Non deve essere quindi la sola età a orientare questa decisione.

Bibliografia

Lallas K, Nanz L, et al. Treatment patterns in geriatric patients with melanoma and the effect of age on the efficacy of immunotherapy: Analysis from the real-world multicenter registry ADOREG. Eur J Cancer 2026; https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41747313/ Conflitti di interesse:
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