A volte, durante una terapia con antibiotici betalattamici, in particolare la più usata amoxicillina, nei bambini possono comparire macchie, esantemi o altre manifestazioni cutanee. Questi sintomi, però, non indicano necessariamente una vera allergia al farmaco: possono essere legati all’infezione in corso o ad altri fattori.
Il rischio è che, dopo un episodio di questo tipo, il bambino venga etichettato come “allergico” agli antibiotici betalattamici senza un’adeguata diagnosi. Una diagnosi non verificata può avere conseguenze rilevanti, perché può portare a escludere inutilmente antibiotici di prima scelta.
Un documento italiano di raccomandazioni sull’appropriatezza dei test diagnostici in allergologia pediatrica richiama proprio l’attenzione sulla sospetta allergia agli antibiotici e sull’appropriatezza dei test diagnostici e sull’importanza di una adeguata gestione delle emergenze con adrenalina.
Sarà davvero allergia agli antibiotici?
Secondo le raccomandazioni, non si dovrebbe parlare di allergia sulla base del racconto di una precedente reazione, perché questo può portare a una sovradiagnosi e alla rinuncia di prescrivere un antibiotico betalattamico sostituendolo con un altro magari meno efficace o meno appropriato (leggi anche la news Allergia ai farmaci: è sempre tale?).
Il racconto della reazione riferita è fondamentale, ma deve essere inserito in un percorso strutturato, che può comprendere test cutanei, eventuali test sierologici e, quando indicato, test di provocazione orale in ambiente controllato. Solo così si può avere certezza dell’allergia.
La ricaduta pratica è importante perché confermare o escludere una vera allergia permette di evitare il ricorso ingiustificato ad antibiotici alternativi, spesso a spettro più ampio o meno appropriati, con possibili conseguenze su eventi avversi e antibiotico resistenza.
Se la reazione è grave
Le raccomandazioni richiamano anche l’importanza di riconoscere e gestire correttamente l’anafilassi, la reazione allergica più grave. In questi casi l’adrenalina per via intramuscolare è il trattamento di prima scelta e deve essere somministrata tempestivamente (leggi anche le news “Anafilassi da farmaci: una reazione possibile” e “Adrenalina per via nasale per l’anafilassi nel bambino”).
Dopo un episodio di anafilassi, il bambino dovrebbe essere valutato da uno specialista allergologo, per identificare il fattore scatenante, definire le strategie di prevenzione e stabilire se prescrivere un autoiniettore di adrenalina. La prescrizione, quando indicata, deve essere accompagnata da istruzioni pratiche per familiari e caregiver, perché sappiano riconoscere l’emergenza e usare correttamente il dispositivo.



