Antibiotici usati anche quando non servono

24 Giu 2026

FOCUS: Antibiotico resistenza

Nei bambini ricoverati in ospedale per un’infezione virale acuta delle basse vie respiratorie il ricorso alla terapia antibiotica è molto frequente anche se in realtà gli antibiotici non hanno alcuna efficacia nei confronti dei virus.

Le infezioni virali delle basse vie respiratorie

Sono molti i ricoveri in ospedale di bambini con un’infezione virale delle basse vie respiratorie, con cioè un coinvolgimento polmonare. Dati statunitensi indicano che nel Paese a stelle e strisce ogni anno vengono ospedalizzati tra 12 e 46.000 bambini per un’infezione influenzale, 22.000 bambini per un’infezione da COVID-19 e fino a 80.000 bambini per un’infezione da virus respiratorio sinciziale (RSV).
Di fronte al un bambino che ha difficoltà respiratorie e chiari segni di infezione spesso il medico è portato a pensare che alla forma virale si sia sovrapposta una coinfezione batterica (per esempio una polmonite batterica) ed è per questo che prescrive in questi casi una terapia antibiotica. Ma è vero che le coinfezioni batteriche sono frequenti nei bambini con un’infezione virale delle basse vie respiratorie? Secondo i dati di letteratura la maggior parte dei bambini con l’infezione virale non ha in realtà una componente batterica, per cui l’uso degli antibiotici sarebbe non solo inutile ma anche dannoso per l’aumento del rischio di effetti avversi legati alla terapia e per la diffusione dell’antibiotico resistenza (leggi anche la news “Il peso dell’antibioticoresistenza nelle infezioni delle basse vie respiratorie”).

Lo studio statunitense

Uno studio retrospettivo ha analizzato le cartelle cliniche di 1.718 bambini ricoverati per un’infezione virale delle basse vie respiratorie: 1.022 con una bronchiolite, tipica dell’infezione da RSV, 535 con una COVID-19 e 188 con l’influenza.
In tutti sono state eseguite colture per identificare la compresenza di batteri. Solo nell’8% dei casi sono stati riscontrati i batteri, eppure il 46% dei bambini sono stati trattati con un antibiotico, in particolare il 60% di quelli con influenza, il 41% di quelli con bronchiolite e il 48% di quelli con COVID-19.
La probabilità di ricevere un antibiotico era maggiore per quelli che avevano indici di infiammazione più alti agli esami di laboratorio, avevano altre malattie, erano in ventilazione meccanica o erano in terapia intensiva.
La gravità della malattia indurrebbe quindi più facilmente a somministrare un antibiotico, ma anche nelle forme più lievi la percentuale di bambini trattati con antibiotici era comunque del 21%.

In pratica

Gli antibiotici sono efficaci solo contro i batteri, in caso di infezione virale sono inutili e per di più si associano all’aumento di effetti avversi e favoriscono la comparsa di ceppi batterici resistenti. In caso di infezione virale quindi non vanno usati. Il fatto che siano soprattutto i bambini con influenza a essere trattati più spesso con antibiotici è dovuto all’osservazione che la malattia si può in effetti complicare con una polmonite batterica, che può essere letale, ma prima di iniziare una terapia antibiotica bisogna essere certi che in effetti l’origine sia batterica.
La difficoltà per i medici è di stabilire con certezza se l’infezione sia virale o batterica. Non è detto che le condizioni più gravi siano dovute per forza a una componente batterica e anche gli indici di laboratorio di infiammazione non aiutano perché, a differenza di quanto spesso ritenuto, possono essere significativamente elevati anche in corso di infezioni virali.

Bibliografia

Kalsikam M, Jimenez-Truque N, et al. Antibiotic overuse in a contemporary cohort of children hospitalized with influenza, RSV, or SARS-CoV-2: a retrospective cohort study. BMC Pediatr 2025; https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12495774/ Conflitti di interesse:
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