Nella prospettiva di ridurre l’uso degli antibiotici, somministrandoli solo quando veramente necessario e ai dosaggi e per la durata corretta della terapia, si è guardato anche al loro impiego nei nove mesi di gravidanza.
Le infezioni in gravidanza
A parte le infezioni virali, che non sono sensibili al trattamento con antibiotici, in gravidanza sono possibili diversi infezioni batteriche, le più comuni delle quali sono quelle delle vie urinarie. Frequenti sono anche le infezioni delle vie respiratorie, specie nel periodo invernale, con la difficoltà spesso di distinguere tra forme virali e forme batteriche. Sono inoltre possibili infezioni di origine batterica trasmesse sessualmente, come la gonorrea, che richiedono un trattamento antibiotico anche per proteggere il feto.
La scelta dell’antibiotico deve essere mirata e tenere conto del momento particolare in cui si trova la donna, garantendo un’efficacia della cura e una sicurezza non solo per la madre ma anche per il feto.
Gli effetti sulla prole
In letteratura scientifica sono comparsi alcuni segnali che indicano un possibile legame tra l’uso di antibiotici nei nove mesi di gravidanza e un maggior rischio di infezione nei nascituri.
Ora una revisione sistematica con metanalisi ha raccolto tutti i dati disponibili per chiarire se veramente ci sia questo problema. In totale sono stati esaminati 14 studi di coorte nei quali oltre cinque milioni di bambini erano stati seguiti dopo la nascita e per i quali c’erano i dati disponibili sulle infezioni avute. Andando a ritroso nel periodo in cui la madre era in dolce attesa si è considerato se la donna avesse fatto uso di antibiotici o meno nei mesi di gestazione.
Si è così confermato che in effetti i piccoli nati da mamme che erano state trattate con antibiotici in gravidanza avevano mediamente un 40% di rischio in più di sviluppare poi un’infezione di orecchio, naso e gola.


