Non sempre le cure corrispondono a quanto è stato previsto

9 Set 2026

FOCUS: Oncologia

Bisogna porre molta attenzione alla corretta gestione delle terapie farmacologiche nelle persone che si sono sottoposte a un intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore.
Dopo l’operazione, a causa del dolore, della comparsa di complicanze e delle altre eventuali comorbilità, i pazienti operati di cancro spesso devono prendere numerosi medicinali, alcuni dei quali dovranno proseguire e altri invece che andranno sospesi. Non sempre però quando si ha il passaggio delle cure – per esempio dalla terapia intensiva al reparto ospedaliero ordinario e soprattutto dall’ospedale al territorio dopo la dimissione – si ha un corretto passaggio di consegne riguardo ai farmaci, al loro dosaggio e alla durata delle terapie.
Uno studio condotto in Australia si è posto l’obiettivo di vedere quanto spesso ci fossero delle discrepanze non volute tra le terapie che erano state prescritte e quelle che poi sono state realmente somministrate, valutando anche se queste discrepanze possano comportare eventi avversi legati alla terapia.

I risultati dello studio australiano

Sono stati seguiti in maniera prospettica 500 pazienti operati per tumore, analizzando le terapie cui sono stati sottoposti nel mese successivo all’intervento, confrontando le prescrizioni con le somministrazioni effettive. In totale sono state analizzate 7.254 prescrizioni di farmaci per scoprire che nel 12,5% dei casi c’è stata una discrepanza non voluta tra quanto era previsto e quanto è avvenuto nella pratica.
Erano particolarmente a rischio di incorrere in queste discrepanze i pazienti che dovevano assumere più di cinque farmaci al giorno (polifarmacoterapia, ascolta anche il podcast “Anziano e politerapia: quando si possono ridurre i farmaci?”) e quelli che sono rimasti ricoverati più a lungo in ospedale.
Il secondo dato emerso dallo studio è che la probabilità di effetti avversi dovuti ai medicinali era tre volte maggiore nei pazienti in cui c’erano state delle discrepanze terapeutiche. I farmaci più spesso implicati erano i medicinali cardiovascolari e gastroenterici.

In pratica

Il passaggio di consegne sulla terapia in atto e sulle modalità di prosecuzione quando si ha un cambio di assistenza per il malato (all’interno di diversi reparti di un ospedale o al rientro a casa o in RSA per alcuni anziani) è un momento particolarmente delicato. Ciò vale non solo per i pazienti con tumore, come in questo studio, ma per tutti i pazienti. Occorre che ci sia collaborazione e chiarezza tra gli operatori sanitari, in modo che non sia il malato ad avere conseguenze da possibili discrepanze non volute tra la cura prevista e quella realmente somministrata. A seconda dei casi potrebbe esserci infatti una minore efficacia delle terapie o una loro maggiore tossicità.

Bibliografia

Mehrabifar A, Manias E, et al. Unintentional medication discrepancies and postoperative adverse drug events in patients with cancer: a prospective cohort study. Br J Clin Pharmacology 2026; https://bpspubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/bcp.70384 Conflitti di interesse:
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