Grazie all’immunoterapia in alcuni casi di tumore è possibile ridurre il ricorso alla chemioterapia tradizionale, migliorando in tal modo la qualità di vita. Ne riporta un esempio uno studio cinese che ha valutato le cure per il carcinoma rinofaringeo.
Che cos’è il carcinoma rinofaringeo
- Il carcinoma rinofaringeo è il tumore maligno più comune della faringe, con una frequenza di un caso ogni 100.000 persone. Compare più spesso in alcune popolazioni, in particolare nei cinesi.
- In molti casi il primo segno del tumore è l’ingrossamento dei linfonodi del collo, mentre i sintomi (emorragia nasale, ostruzione nasale, perdita dell’udito, dolore all’orecchio, gonfiore e intorpidimento facciale) di solito compaiono tardivamente.
- La terapia convenzionale prevede l’uso sia di farmaci (chemioterapia con cisplatino e gemcitabina) sia di radiazioni. Poiché il cisplatino è un farmaco efficace ma con molti effetti avversi è spesso mal tollerato dalla persona malata. Si sono quindi iniziate ricerche per trovare soluzioni alternative, tra cui il ricorso all’immunoterapia. In particolare a un anticorpo monoclonale (il toripalimab) che attiva le difese dell’organismo contro il tumore.
I risultati dello studio cinese
Vista la maggiore frequenza di questo tumore in Cina, è stato possibile per i ricercatori valutare oltre cinquecento pazienti con un carcinoma rinofaringeo i quali, in uno studio controllato e randomizzato, venivano curati o con la tradizionale chemioterapia con gemcitabina e cisplatino in aggiunta alla radioterapia oppure con l’anticorpo monoclonale al posto del cisplatino.
In termini di sopravvivenza non sono emerse differenze tra i due trattamenti, per cui l’immunoterapia garantiva la stessa efficacia della chemioterapia; in termini di effetti avversi, invece, in particolare della nausea e del vomito tipici con il cisplatino, se ne è avuta una riduzione significativa, che si è riflessa in un miglioramento della qualità di vita.


