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	<title>farmaci Archivi - InFarmaco</title>
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	<link>https://infarmaco.it/tag/farmaci/</link>
	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Sep 2026 14:05:49 +0000</lastBuildDate>
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	<title>farmaci Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>In Italia disponibili formulazioni pediatriche per la cura della tubercolosi</title>
		<link>https://infarmaco.it/in-italia-disponibili-formulazioni-pediatriche-per-la-cura-della-tubercolosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 22:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[tubercolosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grazie a un progetto promosso dall’associazione Stop TB Italia e sostenuto dall’Agenzia Italiana del Farmaco e dal Ministero della Salute sono oggi disponibili anche nel nostro Paese formulazioni pediatriche dei principali farmaci antitubercolari. </p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/in-italia-disponibili-formulazioni-pediatriche-per-la-cura-della-tubercolosi/">In Italia disponibili formulazioni pediatriche per la cura della tubercolosi</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La tubercolosi non è una malattia del passato. È curabile, ma continua a essere presente nel mondo e anche in Italia. Grazie a un progetto promosso dall’associazione Stop TB Italia e sostenuto dall’Agenzia Italiana del Farmaco e dal Ministero della Salute sono oggi disponibili anche nel nostro Paese formulazioni pediatriche dei principali farmaci antitubercolari.</p>
<h3>La tubercolosi</h3>
<p>La tubercolosi, nota in breve come TBC, è una malattia infettiva causata dal batterio <em>Mycobacterium tuberculosis</em>, chiamato anche bacillo di Koch dal nome del medico tedesco che lo ha scoperto. Colpisce più spesso i polmoni, ma può interessare anche altri organi e apparati.<br />
La forma polmonare può manifestarsi con tosse persistente, talvolta con sangue nell’espettorato, dolore al petto, febbricola, sudorazione notturna, stanchezza, perdita di peso e inappetenza. I sintomi, però, possono essere poco specifici e nei bambini la diagnosi può essere più difficile.<br />
Nel 2024 si stima che nel mondo si siano ammalate di tubercolosi oltre 10 milioni di persone (di questi un milione e duecento mila erano bambini) e che più di un milione siano le persone morte per questa malattia. In Italia la diffusione è molto più bassa, ma la TBC continua a essere presente: nel 2024 sono stati notificati 3.150 casi, di questi 142 erano bambini.</p>
<h3>La TBC nei bambini</h3>
<p>I bambini possono contrarre la TBC respirando particelle contenenti il batterio <em>Mycobacterium tuberculosis</em>, emesse soprattutto da un adulto o da un adolescente con tubercolosi polmonare contagiosa. I bambini, specie se piccoli, trasmettono invece raramente l’infezione, perché in genere hanno una minore carica batterica e una tosse meno efficace.<br />
Nei bambini più piccoli, in particolare sotto i 5 anni d’età, il sistema immunitario è ancora in maturazione. Per questo, dopo il contagio, il rischio di sviluppare la malattia attiva e forme più gravi, come la meningite tubercolare o la tubercolosi disseminata, è maggiore rispetto agli adulti.</p>
<h3>Farmaci adatti anche ai bambini</h3>
<p>La cura della tubercolosi richiede l’assunzione quotidiana, per più mesi, di una combinazione di farmaci. Fino a oggi in Italia mancavano formulazioni specificamente pensate per i bambini. Per adattare i medicinali era quindi talvolta necessario spezzare o frantumare le compresse usate per gli adulti oppure ricorrere a preparazioni galeniche.<br />
La manipolazione delle compresse può rendere meno precisa la dose somministrata, soprattutto quando occorre adattarla al peso del bambino (leggi anche <a href="https://infarmaco.it/la-manipolazione-dei-farmaci-e-una-pratica-diffusa-in-pediatria/">La manipolazione dei farmaci è una pratica diffusa in pediatria</a>).<br />
Le nuove formulazioni pediatriche sono compresse dispersibili in acqua, con dosaggi calibrati in base al peso del bambino e più facili da assumere. Possono ridurre il rischio di errori nel dosaggio e rendere più semplice completare correttamente una terapia lunga e impegnativa.</p>
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		<title>Incidenti terapeutici da monitorare nelle RSA</title>
		<link>https://infarmaco.it/incidenti-terapeutici-da-monitorare-nelle-rsa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 07:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[errori di terapia]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[RSA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli incidenti associati all’uso dei farmaci sono frequenti negli anziani ricoverati in RSA, per cui vanno messe in atto tutte le azioni per evitare che si verifichino</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo uno studio condotto in Australia, un terzo delle persone ricoverate in una residenza sanitaria assistenziale (RSA) nel tempo va incontro a un incidente terapeutico, legato cioè alle terapie farmacologiche che sta assumendo.</p>
<h3>Gli incidenti associati all’uso di farmaci</h3>
<p>Le persone anziane che vivono in RSA hanno spesso più malattie (multimorbilità) e devono perciò prendere quotidianamente cinque farmaci o più (polifarmacoterapia). Questi due fattori, uniti ad altre situazioni come il declino cognitivo o le limitazioni funzionali spiegano come mai non sia facile condurre le terapie prescritte dal medico rispettandole con scrupolo da parte degli operatori sanitari che le somministrano e dei pazienti che le assumono.<br />
Si parla di incidenti legati all’uso di farmaci quando la terapia posta in atto provoca conseguenze negative sulla salute della persona. Per esempio con incidenti di terapia si intendono gli eventi avversi associati ai farmaci (alcuni dei quali prevedibili e altri no), le interazioni tra farmaci, gli errori reali che possono essere in una delle tanti fasi che precedono l’uso del farmaco: un errore nella prescrizione (per esempio di dosaggio), nella trascrizione della prescrizione, nella distribuzione del farmaco, nella sua somministrazione e nel suo monitoraggio nel tempo.</p>
<h3>I risultati dello studio australiano</h3>
<p>Uno studio di coorte retrospettivo condotto in Australia ha analizzato le segnalazioni di quasi seimila incidenti associati ai farmaci negli anziani ricoverati in RSA tra il 2014 e il 2021 con l’obiettivo di capire quanto siano frequenti in questa popolazione che, come noto, è particolarmente fragile per via dell’età, delle molte malattie e delle molteplici cure.<br />
Il 35% delle persone ha avuto almeno un’incidente correlato alla terapia in corso. Nella metà dei casi si trattava di errori nella somministrazione dei farmaci e nel 14% dei casi è stato necessario il trasferimento in ospedale o il monitoraggio stretto da parte del medico in struttura. Tra i fattori di rischio che rendevano più facile l’evenienza di incidenti legati alla terapia c’erano il fatto di dover prendere più di cinque farmaci al giorno e il fatto di avere una malattia di Parkinson.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Integratori per capelli, pelle e unghie negli anziani: quali rischi</title>
		<link>https://infarmaco.it/integratori-per-capelli-pelle-e-unghie-negli-anziani-quali-rischi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 22:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Integratori alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[interazioni farmacologiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I benefici degli integratori per capelli, pelle e unghie negli anziani sono spesso limitati a fronte di rischi concreti legati a un uso eccessivo o senza supervisione medica</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Capelli più forti, pelle più giovane, unghie più sane: sono queste le promesse che accompagnano molti integratori alimentari destinati soprattutto alle persone anziane e non sorprende quindi che il loro utilizzo sia molto diffuso. Negli Stati Uniti, per esempio, circa l’80% delle donne sopra i 60 anni dichiara di assumere almeno un integratore.<br />
Tuttavia, dietro la falsa idea che questi prodotti siano innocui perché “naturali” si nasconde una realtà ben più complessa. Gli anziani assumono spesso diversi farmaci ogni giorno e l’aggiunta di uno o più integratori può aumentare il rischio di interazioni ed effetti indesiderati con conseguenze non sempre trascurabili (leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/i-rischi-tra-farmaci-e-integratori-alimentari-negli-anziani/">I rischi tra farmaci e integratori alimentari negli anziani</a>” e ascolta il podcast “<a href="https://www.spreaker.com/episode/integratori-alimentari-i-miti-da-sfatare--66707476">Integratori alimentari i miti da sfatare</a>”).<br />
A richiamare l’attenzione su questo tema è una revisione narrativa che ha analizzato 64 studi sugli integratori più utilizzati per la salute di capelli, pelle e unghie tra cui biotina, nicotinamide, acido ialuronico, collagene, zinco, vitamine A, C ed E. Il messaggio che emerge è piuttosto chiaro e cioè che per la maggior parte di questi prodotti le prove di efficacia sono deboli o del tutto assenti, mentre i rischi legati a un uso eccessivo e non supervisionato sono documentati.</p>
<h3>Molte promesse, poche conferme</h3>
<p>Gli integratori sembrano offrire benefici soprattutto quando esiste una reale carenza del nutriente che contengono, nelle persone che seguono un’alimentazione equilibrata, invece, i vantaggi sono spesso modesti o assenti. È il caso della biotina, uno degli ingredienti più pubblicizzati per rinforzare capelli e unghie, che non ha dimostrato benefici significativi nelle persone sane. Anche per il collagene e l’acido ialuronico assunti per bocca le prove disponibili restano ancora insufficienti per trarre conclusioni definitive.<br />
Tra tutti gli integratori esaminati, la nicotinamide è quella sostenuta dalle prove più solide anche se il suo utilizzo riguarda soprattutto persone selezionate ad alto rischio e non un generico effetto antietà sulla pelle.</p>
<h3>I rischi da non sottovalutare</h3>
<p>Se le prove dei benefici sono spesso deboli, quelle sui possibili effetti indesiderati sono decisamente più consistenti:</p>
<ul>
<li>la biotina può interferire con i risultati di diversi esami del sangue, compresi quelli per la funzionalità tiroidea e il dosaggio della troponina, un importante indicatore di danno cardiaco</li>
<li>lo zinco, se assunto a dosi elevate, può ridurre l’assorbimento di altri minerali importanti come il rame e diminuire l’efficacia di alcuni antibiotici</li>
<li>la vitamina A, essendo una vitamina liposolubile, tende ad accumularsi nell’organismo. Un eccesso può provocare disturbi gastrointestinali, danni al fegato e, nei casi più gravi, aumento della pressione intracranica</li>
<li>la vitamina C, spesso presente negli integratori in quantità molto superiori al fabbisogno quotidiano, può causare disturbi gastrointestinali e aumentare il rischio di calcoli renali nelle persone predisposte</li>
<li>la vitamina E, ad alte dosi, può aumentare il rischio di sanguinamenti e interagire con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti.</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Il bambino non è un piccolo adulto</title>
		<link>https://infarmaco.it/il-bambino-non-e-un-piccolo-adulto-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:56:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cittadino]]></category>
		<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Minidossier]]></category>
		<category><![CDATA[appropriatezza]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I bambini sono tra i maggiori utilizzatori di farmaci, eppure la ricerca clinica ha tradizionalmente escluso la popolazione pediatrica dagli studi sperimentali. Il risultato è che solo il 20% dei medicinali in commercio ha un’indicazione autorizzata per i bambini. Questo <em>Minidossier</em> spiega perché il bambino non è un piccolo adulto dal punto di vista farmacologico, come le caratteristiche fisiche e fisiologiche cambiano nelle diverse fasi della crescita e in che modo queste variabili influenzano l’efficacia e la sicurezza dei farmaci in età pediatrica.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I bambini sono tra i maggiori utilizzatori di farmaci, eppure la ricerca clinica ha tradizionalmente escluso la popolazione pediatrica dagli studi sperimentali. Il risultato è che solo il 20% dei medicinali in commercio ha un’indicazione autorizzata per i bambini. Questo <em>Minidossier</em> spiega perché il bambino non è un piccolo adulto dal punto di vista farmacologico, come le caratteristiche fisiche e fisiologiche cambiano nelle diverse fasi della crescita e in che modo queste variabili influenzano l’efficacia e la sicurezza dei farmaci in età pediatrica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/il-bambino-non-e-un-piccolo-adulto-2/">Il bambino non è un piccolo adulto</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il bambino non è un piccolo adulto</title>
		<link>https://infarmaco.it/il-bambino-non-e-un-piccolo-adulto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 06:34:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[appropriatezza]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA spiega le accortezze da avere quando si somministrano farmaci ai bambini e come orientarsi tra dosaggi, indicazioni e uso <em>off-label</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/il-bambino-non-e-un-piccolo-adulto/">Il bambino non è un piccolo adulto</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quanti genitori si sono trovati almeno una volta a dover somministrare un antipiretico o un antibiotico al proprio figlio, magari nel pieno della notte, con dubbi sul dosaggio?<br />
La somministrazione di farmaci in età pediatrica è un gesto quotidiano per milioni di famiglie, eppure nasconde insidie che spesso vengono sottovalutate. Secondo i dati del Rapporto OsMed dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), nel 2024 il 50,9% della popolazione pediatrica italiana, pari a quasi 4,6 milioni di bambini e adolescenti, ha ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica.<br />
In questo contesto si inserisce il nuovo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA, “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2026/06/18_minidossier_farmaci_in_pediatria_def.pdf">Farmaci in pediatria: il bambino non è un piccolo adulto</a>”, realizzato con l’obiettivo di fornire informazioni sull’uso corretto dei medicinali durante la crescita, a partire da un principio fondamentale: il bambino non è un adulto in miniatura e lo stesso bambino cambia nel corso degli anni.<br />
Il <em>Minidossier</em> illustra come le caratteristiche fisiologiche del bambino, in continua evoluzione dalla nascita fino all’adolescenza, influenzino profondamente il modo in cui l’organismo assorbe, distribuisce, metabolizza ed elimina i farmaci. Variabili come il peso corporeo, la maturità degli organi e la fascia d’età sono determinanti per stabilire il tipo di medicinale e il dosaggio appropriato. Non a caso dal 23 al 60% delle segnalazioni di eventi avversi in età pediatrica sono riconducibili a un uso improprio del farmaco.<br />
Tra gli aspetti più rilevanti, il <em>Minidossier</em> affronta il tema dei farmaci cosiddetti <em>off-label</em>: medicinali cioè autorizzati per gli adulti ma utilizzati nei bambini sulla base dell’esperienza clinica o di dati scientifici disponibili, in assenza di un’indicazione ufficiale per l’età pediatrica. Questo accade perché solo il 20% dei farmaci attualmente in commercio dispone di un’autorizzazione specifica per i bambini da parte dell’AIFA.<br />
Conoscere queste informazioni aiuta i genitori a seguire le indicazioni del medico con maggiore consapevolezza, a non improvvisare modifiche alle formulazioni dei farmaci senza prima consultare il medico o il farmacista, e a comprendere perché le raccomandazioni sul dosaggio non sono intercambiabili tra adulti e bambini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/il-bambino-non-e-un-piccolo-adulto/">Il bambino non è un piccolo adulto</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Se gli influencer promuovono farmaci sui social media</title>
		<link>https://infarmaco.it/se-gli-influencer-promuovono-farmaci-sui-social-media/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 22:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[influencer]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La promozione di farmaci in rete, attraverso i social media, pone seri problemi riguardo all’affidabilità, veridicità e completezza delle informazioni disseminate</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/se-gli-influencer-promuovono-farmaci-sui-social-media/">Se gli influencer promuovono farmaci sui social media</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La promozione di farmaci da prescrizione da parte degli <em>influencer</em> sui <em>social media</em> è in crescita e solleva crescenti preoccupazioni per la salute pubblica. Le informazioni errate o fuorvianti che possono essere divulgate rischiano di alimentare un uso improprio e dannoso dei farmaci. Kim Kardashian – per citare un esempio – <em>testimonial</em> di un farmaco anti nausea in gravidanza, ha dovuto modificare, dopo un richiamo dell’Agenzia del farmaco statunitense (FDA) all’azienda produttrice, un <em>post</em> su Instagram per non avere riportato gli effetti avversi del farmaco.</p>
<h3>Chi sono gli <em>influencer</em> che fanno promozione</h3>
<p>Gli <em>influencer</em> sono spesso note celebrità e atleti olimpionici da milioni di <em>follower</em>, ma anche personaggi meno conosciuti, che stringono rapporti commerciali con aziende per la promozione di prodotti, in questo caso di prodotti farmaceutici. A volte anche alcuni professionisti sanitari che hanno un largo seguito di <em>follower</em> potrebbero essere coinvolti nella promozione di farmaci dietro compenso da parte dell’industria.</p>
<h3>Una analisi delle criticità</h3>
<p>Una revisione della letteratura ha analizzato 12 articoli che hanno analizzato la questione, relativi a influencer che proponevano farmaci per la contraccezione, sostanze dopanti o prodotti farmaceutici in generale. Dall’analisi è emerso che l’attività di promozione degli influencer sui social media nella promozione dei farmaci è associata ad almeno tre criticità:</p>
<ol>
<li>il rischio di disinformazione: gli <em>influencer</em> spesso promuovono farmaci da prescrizione, per i quali occorre la ricetta medica, non hanno competenze adeguate e tendono a esaltarne i benefici senza considerare i rischi. Anche gli influencer “esperti”, se incentivati economicamente, danno risalto ad alcuni trattamenti, omettendo alternative terapeutiche valide. I pazienti <em>influencer</em>, invece, condividono esperienze personali che, amplificate dagli algoritmi dei social, oscurano un’informazione scientifica basata sulle prove, l’unica attendibile. Le caratteristiche delle piattaforme digitali amplificano tali contenuti fuorvianti e non consentono di intervenire tempestivamente per argirarne la diffusione</li>
<li>la limitata trasparenza e il vuoto normativo: gli influencer confondono esperienze personali e intento promozionale, rendendo difficile per il pubblico capire se il contenuto è una reale testimonianza o è una sottile operazione di marketing. Questa situazione è favorita da normative obsolete e vaghe riguardo ai social media. Inoltre l’assenza di una normativa sovranazionale rende complicato monitorare e intervenire sull’operato degli influencer quando i loro contenuti superano i confini del proprio Paese</li>
<li>l’uso di racconti persuasivi: la vicinanza all’utente che l’<em>influencer</em> può avere rivestendo più ruoli (persone con esperienza di malattia, esperto, eccetera) e l’uso di storie personali favoriscono il coinvolgimento emotivo e l’identificazione del pubblico, riducendo la possibilità di un’analisi critica dei contenuti. Inoltre le caratteristiche delle piattaforme (possibilità di commenti, contenuti brevi, messaggi diretti) favoriscono e intensificano questo senso di familiarità e affidabilità dell’<em>influencer</em>.</li>
</ol>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come orientarsi tra le tante notizie riguardanti i farmaci</title>
		<link>https://infarmaco.it/come-orientarsi-tra-le-tante-notizie-riguardanti-i-farmaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 11:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione critica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA guida i lettori a porsi le domande giuste per valutare criticamente le informazioni sui farmaci</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/come-orientarsi-tra-le-tante-notizie-riguardanti-i-farmaci/">Come orientarsi tra le tante notizie riguardanti i farmaci</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni giorno ci imbattiamo in notizie sui farmaci e sulla salute, spesso amplificate da internet e dai <em>social media</em>, ma non sempre accurate, complete o correttamente contestualizzate. Secondo i dati Eurostat relativi alla popolazione italiana tra i 16 e i 74 anni, nel 2025 il 62% delle persone ha cercato informazioni sulla salute <em>online</em>, un dato in crescita rispetto al 55% dell’anno precedente. Eppure, distinguere una notizia affidabile da una fuorviante non è sempre semplice, nemmeno per gli addetti ai lavori.<br />
In questo contesto si inserisce il nuovo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA, “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2026/05/17_minidossier_lettura_critica_informazioni_farmaci_def.pdf">Leggere criticamente le informazioni sui farmaci</a>”, realizzato con l’obiettivo di offrire una guida pratica per valutare la qualità delle informazioni sui medicinali a partire da un principio fondamentale: non tutte le fonti sono uguali. Un’informazione affidabile dovrebbe indicare chiaramente chi l’ha prodotta, su quali prove scientifiche si basa, quali sono i benefici attesi e i possibili effetti indesiderati, quali incertezze rimangono aperte e se esistono eventuali conflitti di interesse da dichiarare.<br />
Il <em>Minidossier</em> illustra inoltre alcune delle principali trappole in cui è facile cadere. Tra queste vi sono le notizie basate su studi preliminari non ancora confermati, l’uso di percentuali prive del necessario contesto dei numeri assoluti, il ricorso a esperti chiamati a esprimersi al di fuori della propria area di competenza e la tendenza a considerare le esperienze personali come prove scientifiche.<br />
Tra i luoghi comuni da sfatare, uno merita particolare attenzione: l’idea che il farmaco più nuovo sia automaticamente il migliore. In realtà, un medicinale di recente introduzione potrebbe non offrire vantaggi significativi rispetto alle terapie già disponibili, oltre a presentare effetti indesiderati non ancora noti, che potrebbero emergere solo dopo un utilizzo più ampio e prolungato nel tempo.<br />
Leggere criticamente le informazioni sui farmaci significa imparare a porsi le domande giuste. La più importante è forse anche la più semplice: quali sono le prove che sostengono questa affermazione? Da questa domanda nasce un atteggiamento consapevole e informato, fondamentale per orientarsi in un panorama informativo sempre più ricco, ma non sempre affidabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/come-orientarsi-tra-le-tante-notizie-riguardanti-i-farmaci/">Come orientarsi tra le tante notizie riguardanti i farmaci</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Leggere criticamente le informazioni sui farmaci</title>
		<link>https://infarmaco.it/leggere-criticamente-le-informazioni-sui-farmaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 12:23:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cittadino]]></category>
		<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Minidossier]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[lettura critica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5795</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orientarsi tra le informazioni sulla salute disponibili <em>online</em> è sempre più difficile. Internet e, soprattutto, i <em>social media</em> sono diventati le principali fonti di aggiornamento per milioni di persone, ma non sempre le notizie diffuse sono complete, accurate o basate su prove scientifiche solide. Nel caso dei farmaci, l’attenzione mediatica tende spesso a concentrarsi sulle novità e sui potenziali benefici, mentre rischi, effetti indesiderati, limiti degli studi e aree di incertezza ricevono minore spazio. Questo <em>Minidossier</em> propone strumenti e criteri per valutare in modo critico le informazioni sui farmaci, distinguere le prove scientifiche dalle semplificazioni e orientarsi tra messaggi e contenuti che riguardano i medicinali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/leggere-criticamente-le-informazioni-sui-farmaci/">Leggere criticamente le informazioni sui farmaci</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Orientarsi tra le informazioni sulla salute disponibili online è sempre più difficile. Internet e, soprattutto, i <em>social media</em> sono diventati le principali fonti di aggiornamento per milioni di persone, ma non sempre le notizie diffuse sono complete, accurate o basate su prove scientifiche solide. Nel caso dei farmaci, l’attenzione mediatica tende spesso a concentrarsi sulle novità e sui potenziali benefici, mentre rischi, effetti indesiderati, limiti degli studi e aree di incertezza ricevono minore spazio. Questo <em>Minidossier</em> propone strumenti e criteri per valutare in modo critico le informazioni sui farmaci, distinguere le prove scientifiche dalle semplificazioni e orientarsi tra messaggi e contenuti che riguardano i medicinali.</p>
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		<item>
		<title>Quali farmaci sono più efficaci per l’obesità in età pediatrica?</title>
		<link>https://infarmaco.it/quali-farmaci-sono-piu-efficaci-per-lobesita-in-eta-pediatrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 22:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Obesita']]></category>
		<category><![CDATA[pediatria]]></category>
		<category><![CDATA[real world]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo i dati della pratica clinica corrente la semaglutide avrebbe un’efficacia un poco superiore, ma in ogni caso il ricorso a una terapia in età pediatrica richiede grande cautela </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati sugli esiti dei farmaci per il trattamento dell’obesità in età pediatrica al di fuori degli studi clinici, nella pratica clinica quotidiana, sono ancora limitati.<br />
Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti su ragazze e ragazzi tra i 12 e i 21 anni, non ci sarebbero differenze rilevanti tra i diversi farmaci che possono essere impiegati, anche se la semaglutide sembra associarsi a risultati leggermente migliori.</p>
<h3>I farmaci per l’obesità nei ragazzi</h3>
<p>I farmaci oggi più usati per trattare l’obesità sono gli agonisti del recettore del GLP-1, come la semaglutide, medicinali che imitano un ormone naturale dell’intestino – il peptide 1 analogo del glucagone – che aiuta a:</p>
<ul>
<li>controllare l’appetito</li>
<li>aumentare il senso di sazietà</li>
<li>migliorare il controllo della glicemia.</li>
</ul>
<p>L’uso di questi farmaci in età pediatrica è discusso in quanto gli studi di efficacia e sicurezza sui bambini e sugli adolescenti sono pochi (leggi anche <a href="https://infarmaco.it/farmaci-per-lobesita-nei-bambini-aiutano/">Farmaci per l’obesità nei bambini: aiutano?</a> e <a href="https://infarmaco.it/obesita-nei-bambini-serve-un-farmaco-2/">Obesità nei bambini serve un farmaco?</a>).<br />
In Italia l’unico agonista del recettore GLP-1 autorizzato a partire dai 12 anni d’età per il trattamento dell’obesità è la liraglutide che va usato però solo se la dieta, l’attività fisica e gli interventi sullo stile di vita non sono stati sufficienti a far perdere peso.<br />
Accanto a questi farmaci negli Stati Uniti, ma non in Europa, è disponibile anche la fentermina da sola o in associazione con il topiramato (farmaco autorizzato anche in Europa per il trattamento dell’epilessia e dell’emicrania). La fentermina è un anoressizzante che agisce sul sistema nervoso centrale per ridurre il senso di appetito, ma non è stata approvata dall’<a href="https://www.ema.europa.eu/it/documents/other/qsiva-epar-scientific-conclusions-and-grounds-refusal-marketing-authorisation-qsiva_it.pdf">Agenzia europea dei medicinali</a> principalmente per il rischio di eventi avversi cardiovascolari e psichiatrici.</p>
<h3>Lo studio</h3>
<p>I ricercatori hanno analizzato i dati delle cartelle cliniche di 595 adolescenti con obesità trattati con diversi farmaci tra il 2003 e il 2025 (liraglutide, fentermina, fentermina/topiramato, semaglutide). L’esito principale valutato era la riduzione dell’indice di massa corporea.<br />
Tra il 64% e l’80% dei ragazzi ha ottenuto una riduzione clinicamente significativa (≥5%) dell’indice di massa corporea con tutti i farmaci. Il trattamento con semaglutide si associava però a una riduzione più marcata dell’indice di massa corporea (circa il 13% in meno), rispetto a valori compresi tra il 9 e l’11% in meno con gli altri farmaci.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I rischi tra farmaci e integratori alimentari negli anziani</title>
		<link>https://infarmaco.it/i-rischi-tra-farmaci-e-integratori-alimentari-negli-anziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:35:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Integratori alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[interazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5489</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cresce tra gli anziani in polifarmacoterapia l’uso di integratori alimentari e con essi il rischio di interazioni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’avanzare dell’età cresce la probabilità di convivere con più patologie croniche e, di conseguenza, di assumere più farmaci contemporaneamente. Questo fenomeno, la polifarmacoterapia, ovvero l’assunzione di almeno cinque farmaci al giorno, è noto e sempre più diffuso tra gli anziani, con rischi ben documentati. A complicare il quadro si aggiunge il ricorso crescente agli integratori alimentari. Sono infatti sempre di più gli anziani già in polifarmacoterapia che assumono quotidianamente vitamine, minerali o altri prodotti, spesso decidendo da soli di assumerli, senza chiedere il parere del medico, per far fronte a piccoli disturbi o nella convinzione errata di migliorare così il proprio benessere generale. La facilità di accesso a questi prodotti, acquistabili senza prescrizione, contribuisce alla diffusione del fenomeno. Ma quanto è davvero esteso? E quali conseguenze può avere?<br />
Per fare luce sul tema è stata condotta una revisione di 16 studi pubblicati tra il 1997 e il 2024 in letteratura scientifica, con l’obiettivo di analizzare le interazioni tra integratori alimentari e farmaci negli anziani, individuare le combinazioni più frequenti e valutarne l’impatto sulla salute.</p>
<h3>L’uso degli integratori tra gli anziani è diffuso</h3>
<p>Dalla revisione emerge che il ricorso agli integratori varia dal 23% all’82,5% a seconda delle popolazioni studiate e che nel 29-40% dei casi gli anziani assumono già cinque o più farmaci da prescrizione, con un carico farmacologico elevato.<br />
Le potenziali interazioni tra integratori e farmaci sono numerose, ma gli effetti avversi clinicamente più significativi si concentrano su alcune combinazioni ad alto rischio che coinvolgono principalmente:</p>
<ul>
<li>integratori con proprietà anticoagulanti o antiaggreganti, come aglio, <em>Ginkgo biloba</em> e olio di pesce, che possono potenziare l’effetto di farmaci antitrombotici come il warfarin e l’acido acetilsalicilico, aumentando il rischio di sanguinamenti</li>
<li>minerali come calcio e ferro che legandosi ad alcuni farmaci possono ridurne l’assorbimento intestinale, compromettendo l’efficacia di terapie essenziali come la levotiroxina per l’ipotiroidismo, o alcuni betabloccanti per le malattie di cuore.</li>
</ul>
<h3>Il nodo della comunicazione tra medico e paziente</h3>
<p>C’è un fattore che rende tutto più complesso: la comunicazione con il medico, o meglio la sua assenza. La revisione conferma un dato già noto e cioè che molti anziani non riferiscono al medico l’uso di integratori per i motivi più disparati: non li considerano alla stregua di medicinali, li ritengono innocui perché naturali, dimenticano di menzionarli o semplicemente temono una reazione negativa da parte del medico.<br />
D’altra parte, anche i medici non sempre chiedono ai pazienti se fanno sull’uso di integratori o prodotti da banco, perfino quando il paziente dichiara di ricorrere a medicine complementari e alternative.<br />
Il risultato è una storia clinica incompleta per cui nessuno, eccetto il paziente, possiede un quadro realmente completo di ciò assume ogni giorno ed è proprio in questa zona grigia che si insinuano i rischi.</p>
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