Troppi farmaci negli anziani: quali interventi riducono i rischi?

12 Feb 2026

FOCUS: Cronicità e polifarmacoterapia

Si stima che quasi il 40% della popolazione anziana nel mondo assuma quotidianamente 5 o più farmaci (polifarmacoterapia), soprattutto nei Paesi economicamente più sviluppati e tra gli ultrasettantenni. Le conseguenze sono importanti e vanno dalle interazioni tra farmaci agli effetti collaterali, fino ai ricoveri ospedalieri e alle cadute associate all’uso di farmaci, rendendo prioritaria una gestione attenta. Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi per chiarire quali interventi possano aiutare a gestire questa condizione riducendone i rischi, con risultati eterogenei.

Una revisione a ombrello per fare il punto

Per riassumere le prove disponibili sul tema un gruppo di ricercatori italiani ha condotto una revisione “a ombrello”, che ha raccolto e analizzato cioè i risultati da altre 6 revisioni sistematiche con metanalisi, per un totale di 110 studi controllati e randomizzati. L’obiettivo era valutare l’efficacia di diversi interventi messi in campo per modificare la polifarmacoterapia nelle persone anziane, con particolare attenzione ai risultati clinici rilevanti, come la mortalità, i ricoveri in ospedale e le cadute. Sono stati esaminati diversi approcci: dalla revisione dei farmaci alla deprescrizione (la riduzione controllata dei medicinali), dagli interventi educativi a quelli comportamentali mirati all’appropriatezza, alla riduzione o all’aderenza alle terapie prescritte.

Che cosa funziona meglio

I risultati variano molto a seconda del tipo di intervento e del contesto e anche la qualità degli studi lascia spesso a desiderare:

  • le revisioni delle terapie in atto mirate alla deprescrizione hanno dimostrato di ridurre la mortalità del 26% quando condotte sul territorio, ma non hanno dato lo stesso beneficio in contesti ospedalieri. In entrambi i casi hanno migliorato l’appropriatezza prescrittiva, senza però ridurre significativamente ricoveri o cadute. In ospedale risultano più efficaci le revisioni multidisciplinari, valutazioni più ampie volte a ottimizzare e non solo ridurre la terapia, condotte da team di professionisti (medici, farmacisti, infermieri) che lavorano in modo coordinato e che hanno dimostrato di ridurre i ricoveri dell’11%
  • gli interventi comportamentali basati su promemoria, supporto motivazionale e aiuto nella creazione di abitudini hanno dato i risultati più promettenti riducendo i ricoveri fino al 79% quando applicati da soli e del 30% se combinati con interventi educativi, soprattutto in comunità. Non sono però emersi benefici in termini di mortalità o cadute
  • gli interventi esclusivamente educativi o basati su sistemi informatici non hanno mostrato benefici significativi su nessuno degli esiti considerati.

Nessun intervento quindi ha ridotto in modo significativo il rischio di cadute, uno degli esiti più temuti della polifarmacoterapia.

In pratica

I risultati di questa ampia revisione mostrano che alcuni interventi, come la revisione della terapia mirata alla deprescrizione sul territorio e gli approcci comportamentali, hanno benefici significativi per gli anziani in polifarmacoterapia, ma sottolineano anche che non esiste una soluzione valida per tutti. La gestione degli anziani che spesso convivono con più patologie croniche richiede valutazioni personalizzate e controlli periodici. Per questo è fondamentale che chi assume molti farmaci non modifichi mai autonomamente la terapia e si affidi sempre al proprio medico, che valuterà se e quando sia necessario rivederla.

Bibliografia

Valz Gris A, Farina S, et al. Polypharmacy management interventions in older adults: an umbrella review of meta-analyses of randomized controlled trials. Public Health 2026; https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0033350625005232?via%3Dihub Conflitti di interesse:
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