Viaggiando lontano si possono riportare a casa i batteri resistenti

17 Ago 2026

FOCUS: Antibiotico resistenza

La globalizzazione riguarda anche l’antibiotico resistenza. L’incremento esponenziale dei viaggi intercontinentali e gli interscambi continui tra Paesi oltre a condividere merci e persone è anche un viatico per diffondere le resistenze batteriche, trasferendole da un continente all’altro.

Viaggiatori che trasportano batteri resistenti

Uno dei punti chiave della crisi globale legata alla diffusione dell’antibiotico resistenza sarebbe proprio l’interconnessione tra le varie regioni del mondo, con movimenti continui e rapidi delle persone, delle cose e dei patogeni, specie in caso di viaggi internazionali (nel 2019 si è calcolato ce ne siano stati 1,5 miliardi nel mondo).
I batteri resistenti acquisiti nel Paese di destinazione possono far ritorno con la persona nel Paese di partenza, introducendoli così nella popolazione locale con il rischio di compromettere l’efficacia delle terapie antibiotiche, rendere più difficile il trattamento delle infezioni e aumentare la frequenza degli effetti avversi, oltre al rischio pandemico qualora venisse importato un microbo non presente nel Paese di ritorno, che potrebbe rapidamente diffondersi.
Secondo una revisione sistematica del 2020 la prevalenza di batteri intestinali resistenti agli antibiotici acquisiti durante un viaggio verso i Paesi meno abbienti varia dal 20 all’80% dei casi. Per esempio i viaggiatori di ritorno dall’India hanno un rischio aumentato di portare con sé enterobatteri resistenti agli antibiotici betalattamici. Secondo l’ECDC, l’ente europeo preposto al controllo e alla prevenzione delle malattie, tra il 10 e il 20% di tutti i casi di infezioni da enterobatteri resistenti ai carbapenemi sarebbero dovute a germi importati in Europa da viaggiatori internazionali.

I dati della nuova revisione

È stata fatta un’indagine che ha fotografato la situazione dal 2020 al 2024, da cui è emerso che sono due le aree del mondo che mettono più a rischio i viaggiatori per l’importazione di batteri resistenti: il Sudest asiatico e in particolare l’Indonesia, l’India, la Thailandia e il Nepal, e il continente africano, con al primo posto Zanzibar. I tre batteri resistenti più spesso ritrovati sono stati l’Escherichia coli, il vibrione del colera e il Corynebacterium difhtheriae (causa della difterite).
È aumentato anche il numero di batteri importati multiresistenti, cioè resistenti ad almeno tre classi di antibiotici, quelli più difficili da curare: mentre nel 2020 non erano stati identificati germi multiresistenti importati, nel 2024 raggiungevano il 15% del totale.
I ricercatori hanno anche valutato quali persone siano più a rischio di fungere da trasportatori ignari di batteri resistenti, scoprendo che in gran parte dei casi si tratta di persone che durante il viaggio, per motivi di salute o altro, sono state in ospedali o strutture sanitarie locali, dove avviene l’infezione.

 

In pratica

Prima di mettersi in viaggio per Paesi lontani è bene non solo premunirsi con le vaccinazioni necessarie, ma essere anche consapevoli dei rischi infettivi che si corrono se non si rispettano le norme igieniche basilari (lavaggio delle mani, attenzione a ciò che si beve e mangia), se non si hanno a disposizione gli antibiotici appropriati in caso di infezione e se si è costretti a ricorrere ai servizi sanitari locali.

Bibliografia

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