Deprescrizione dei farmaci negli anziani: il “come” fa la differenza

12 Mar 2026

FOCUS: Cronicità e polifarmacoterapia

Una quota significativa dei ricoveri ospedalieri degli anziani è causata dai farmaci e circa la metà di questi casi sarebbe prevenibile. I motivi che portano al ricovero sono diversi e vanno dalle reazioni avverse alle terapie non più efficaci nel controllo della malattia. Meno sospettabile, ma comunque implicata in questi ricoveri, è la riduzione o la sospensione di un farmaco, volontaria e suggerita dal medico secondo una vera e propria deprescrizione.
Se da un lato ridurre il carico farmacologico negli anziani è un obiettivo importante, perché meno farmaci significa anche meno effetti collaterali e meno interazioni pericolose, dall’altro smettere di prendere un medicinale, specie se in modo brusco, può provocare sintomi di rimbalzo o il peggioramento della malattia di base, con conseguenze anche gravi, portando a nuovi ricoveri.
Ma quanto è frequente questa situazione? E quanto può pesare sulla salute di un anziano già fragile?

Uno studio pilota per capire il ruolo della deprescrizione nei ricoveri

Uno studio australiano di piccole dimensioni ha analizzato le cartelle cliniche di 10 pazienti over 65 che nel corso di un ricovero avevano ricevuto una deprescrizione (sospsensione o riduzione della dose) di uno o più farmaci. L’obiettivo era capire quanti nuovi ricoveri ospedalieri fossero riconducibili alla deprescrizione avvenuta durante il ricovero precedente. Si tratta di uno studio pilota, quindi condotto su un numero limitato di persone e non generalizzabile, ma i cui risultati offrono spunti importanti. I partecipanti erano “grandi anziani”, avevano un’età mediana di 93 anni assumevano in media 10 farmaci al giorno e durante il ricovero erano stati modificati, in media, due trattamenti per persona.

Sospendere un farmaco può portare a nuove ospedalizzazioni?

Su 33 sospensioni farmacologiche analizzate, 6 hanno verosimilmente contribuito a un nuovo ricovero ospedaliero.
I medicinali più spesso coinvolti erano i diuretici (usati nel controllo della pressione arteriosa o nei casi si scompenso cardiaco) e altri farmaci cardiovascolari. La loro interruzione o riduzione di dosaggio ha frequentemente determinato il ritorno della ritenzione idrica, con edemio un peggioramento dello scompenso cardiaco, condizioni che nei pazienti molto anziani possono rapidamente richiedere un nuovo ricovero per riequilibrare la situazione.
Un dato particolarmente significativo riguarda le modalità con cui è stata effettuata la deprescrizione: in diversi casi i farmaci erano stati interrotti bruscamente, senza una riduzione graduale della dose, oppure erano stati sospesi contemporaneamente più medicinali utili nel controllo della stessa condizione clinica.

 

In pratica

La deprescrizione resta uno strumento fondamentale nella gestione dell’anziano fragile, ma questo studio ricorda che non è importante solo ridurre il numero di farmaci, ma farlo nel modo giusto, con gradualità e con un attento controllo delle condizioni del paziente, in particolare per quanto riguarda i farmaci cardiovascolari
Sospendere o ridurre un farmaco richiede la stessa attenzione con cui lo si prescrive. Pertanto, è importante non fare mai da sé, ma affidarsi sempre al proprio medico, che saprà valutare se e quali farmaci sospendere e con quali modalità.

Bibliografia

Mellors D, Antonas D, et al. Hospital readmissions related to adverse drug withdrawal events in older adults: a pilot study. Int J Clin Pharm 2025; https://link.springer.com/article/10.1007/s11096-025-02030-x Conflitti di interesse:
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