Come ridurre l’uso di benzodiazepine e altri farmaci ipnotici?

14 Mag 2026

FOCUS: Cronicità e polifarmacoterapia

Le benzodiazepine e gli altri farmaci per il sonno, come zolpidem e zopiclone, sono tra i farmaci più prescritti in Italia e in Europa per il trattamento dell’insonnia (ne abbiamo parlato anche nel Minidossier di COSIsiFA “I farmaci per l’insonnia”). Le linee guida ne raccomandano un utilizzo limitato nel tempo, ma nella pratica clinica il trattamento tende spesso a protrarsi per mesi o anni, soprattutto nelle persone anziane, trasformandosi in un’abitudine difficile da interrompere.
Le conseguenze dell’uso cronico non sono trascurabili: aumento del rischio di cadute e fratture, rallentamento cognitivo, disturbi della memoria e dell’attenzione, fino allo sviluppo di dipendenza fisica e psicologica. Per questo motivo, da tempo, le principali linee guida internazionali invitano a ridurne gradualmente l’impiego e a favorirne la deprescrizione. Tuttavia, interrompere questi farmaci è tutt’altro che semplice, sia per i pazienti sia per i medici. Chi prova a sospenderli può andare incontro a insonnia di rimbalzo, ansia, irritabilità e sintomi di astinenza che scoraggiano il percorso. D’altra parte, molti professionisti sanitari riferiscono dubbi sulle strategie più efficaci e una conoscenza limitata delle alternative non farmacologiche (leggi anche la news “Si possono ridurre o sospendere i farmaci per il sonno negli anziani?”).

Tanti interventi valutati

Per chiarire quali interventi siano realmente utili nel favorire la sospensione di benzodiazepine e altri farmaci per l’insonnia, è stata condotta una revisione sistematica che ha analizzato 49 studi clinici controllati, per un totale di oltre 39.000 partecipanti. Gli autori hanno confrontato strategie molto diverse tra loro, tra cui la riduzione graduale della dose del farmaco, l’educazione del paziente, la formazione dei medici, la terapia cognitivo-comportamentale, le interviste motivazionali, la revisione periodica della terapia, gli interventi guidati dal farmacista e la sospensione assistita con altri farmaci.

Che cosa sembra funzionare meglio

Nel complesso, la revisione non ha trovato prove convincenti a sostegno di molti degli interventi tradizionalmente proposti, inclusi la semplice riduzione graduale della dose, la formazione dei medici o le combinazioni di approcci psicologici e farmacologici.
Gli interventi che hanno mostrato i risultati più promettenti nel favorire la riduzione dell’uso di questi farmaci sono:

  • l’informazione strutturata al paziente, spiegandogli i rischi legati all’uso cronico
  • la revisione periodica dell’intera terapia farmacologica da parte del medico
  • il coinvolgimento attivo del farmacista nel supporto al paziente e nel confronto con il medico.

In pratica

Per favorire la deprescrizione di benzodiazepine e altri farmaci per l’insonnia più che puntare esclusivamente sulla riduzione graduale delle dosi, sembra utile costruire un percorso condiviso di informazione e accompagnamento, che coinvolga attivamente paziente, medico e farmacista.
È importante non sospendere o ridurre mai autonomamente questi farmaci, perché l’interruzione improvvisa può provocare sintomi di astinenza anche importanti, un peggioramento dell’insonnia, ansia e altri effetti indesiderati. Qualsiasi modifica della terapia deve essere sempre concordata con il medico curante, valutando tempi e modalità di riduzione più adatti alla singola persona.

Bibliografia

Zeraatkar D, Nagraj S, et al. Comparative effectiveness of interventions to facilitate deprescription of benzodiazepines and other sedative hypnotics: systematic review and meta-analysis. BMJ 2025; https://www.bmj.com/content/389/bmj-2024-081336 Conflitti di interesse:
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