Con un intervento mirato a pazienti e medici prescrittori è possibile ridurre l’uso improprio degli inibitori di pompa protonica, farmaci che riducono l’acidità gastrica.
Gli inibitori di pompa protonica sono largamente prescritti, spesso in modo inappropriato e per un tempo più lungo rispetto a quello necessario. L’ uso inappropriato può causare la comparsa di reazioni avverse e aumentare in modo significativo la spesa sanitaria (leggi anche il minidossier “Inibitori di pompa protonica: uso appropriato e reazioni avverse”). Per queste ragioni, gli operatori sanitari sono chiamati ad attuare interventi di deprescrizione – cioè a valutare ed eventualmente sospendere le terapie con questi farmaci indebitamente prolungate nel tempo.
Indicazioni d’uso degli inibitori di pompa protonica
Gli inibitori di pompa protonica sono indicati nel trattamento della malattia da reflusso gastroesofageo, dell’ulcera peptica, dell’eradicazione di Helicobacter pylori e altre condizioni associate a un’eccessiva produzione di acido nello stomaco.
In Italia, le condizioni di prescrizione a carico del Servizio Sanitario Nazionale sono regolate dalla Nota AIFA N01, in vigore dal 22 marzo 2026 (che ha sostituito le precedenti Note 1 e 48) e che definisce le durate di trattamento specifiche per ciascuna indicazione e i criteri precisi per le eventuali terapie di mantenimento.
Lo studio francese
L’obiettivo dello studio è stato valutare se un intervento di deprescrizione rivolto al contempo ai pazienti e ai medici di famiglia funzioni per ridurre l’uso inappropriato degli inibitori di pompa protonica. Sono stati coinvolti oltre 34.000 pazienti di una certa età (età media vicina ai 70 anni) e 1.500 medici di medicina generale. I pazienti dovevano aver utilizzato gli inibitori di pompa protonica per almeno un anno. Gli ambulatori dei medici partecipanti allo studio sono stati assegnati in modo casuale (random) a tre tipi di intervento con l’obiettivo di ridurre l’uso (deprescrizione) di inibitori di pompa:
- un intervento rivolto sia ai pazienti sia ai medici di medicina generale, nel quale i pazienti ricevevano un opuscolo che spiegava efficacia e rischi degli inibitori di pompa, con una lettera motivazionale, e i medici ricevevano una lettera e un supporto decisionale basato su un algoritmo per facilitare la deprescrizione
- un intervento rivolto solo ai medici, che ricevevano la lettera e il supporto decisionale
- lo standard usato nella pratica clinica quotidiana, quindi senza la distribuzione di materiali per sensibilizzare rispetto all’importanza della deprescrizione.
È meglio coinvolgere anche i pazienti
Dopo un anno, lo studio ha mostrato che l’intervento combinato rivolto insieme a medico e paziente riduce l’uso di inibitori di pompa protonica in modo significativamente maggiore rispetto agli altri due tipi di intervento.
In particolare un gruppo di pazienti è stato seguito nel tempo anche riguardo alla eventuale ricomparsa di sintomi da reflusso gastroesofageo dopo l’interruzione della terapia con inibitori di pompa. Ebbene la riduzione dei farmaci non ha comportato un peggioramento clinicamente rilevante dei sintomi gastro-esofagei nel lungo termine.



