Nonostante la chemioterapia e l’immunoterapia abbiano cambiato radicalmente il destino dei malati di cancro aumentandone significativamente le probabilità di sopravvivenza a lungo termine, bisogna fare i conti con gli effetti avversi dei trattamenti, tra cui importanti sono quelli sul sistema cardiovascolare.
Chemioterapici antitumorali e cuore
L’efficacia dei chemioterapici è basata sulla loro capacità di eliminare le cellule tumorali, agendo però parallelamente anche sulle cellule sane. Da ciò nascono i possibili effetti avversi. Fin dalla metà degli anni settanta era stata segnalata la possibile tossicità cardiaca della doxorubicina, specie ad alte dosi. Da allora numerosi farmaci antitumorali sono stati collegati a possibili rischi per il cuore, tanto che si stima che la seconda causa di morte per i malati di cancro sopravvissuti sia proprio quella cardiovascolare associata alle terapie fatte.
I farmaci chemioterapici che possono più facilmente dare problemi cardiaci sono:
- le antracicline, usate come trattamento di prima linea in diversi tumori, tra cui il tumore al seno, i linfomi, le leucemie acute, i derivati del platino
- i taxani, usati nel trattamento dei tumori al seno, dell’ovaio, del polmone e della prostata
- gli antimetaboliti, usati soprattutto per leucemie e linfomi
- gli agenti alchilanti, usati in leucemie, linfomi, mieloma multiplo, sarcomi.
Tutti questi avrebbero un’azione simile sulle cellule del miocardio, porterebbero cioè a un’accelerazione del loro invecchiamento naturale, con un processo di vera e propria senescenza che comporta la perdita delle cellule cardiache sostituite da tessuto non più efficiente.
Immunoterapia antitumorale e cuore
Gli inibitori del check point immunitario agiscono stimolando le difese dell’organismo contro i tumori. La loro introduzione in clinica ha cambiato la prognosi di alcuni tumori in fase già avanzata (melanoma, tumore del polmone, leggi anche la news “Melanoma: le promesse dell’immunoterapia”) a fronte di alcuni effetti avversi correlati alla risposta immunitaria, tra cui una possibile cardiotossicità. Si tratta per lo più di malattie cardiache legate a uno stato infiammatorio come la miocardite (l’evenienza più comune e importante), la pericardite, la vasculite, o l’aggravamento di una situazione già presente come l’aterosclerosi con complicanze ischemiche, fino allo scompenso cardiaco.
Le complicanze cardiache legate all’immunoterapia possono essere acute ed emergere abbastanza rapidamente (come per la miocardite acuta) oppure comparire a lungo termine, diverso tempo dopo la conclusione del trattamento.



