Tre cicli di chemioterapia sono sufficienti nel tumore del colon?

24 Ago 2026

FOCUS: Oncologia

Più breve è la chemioterapia e più se ne evitano gli effetti collaterali; occorre però trovare il giusto equilibrio tra quantità di farmaci necessaria per una reale efficacia contro il tumore e sicurezza delle terapie. Per questo motivo vengono realizzati studi che mirano proprio a valutare la durata dei trattamenti antitumorali, confrontando schemi diversi. Nel caso dei tumori del colon-retto pare proprio che i cicli più brevi possano garantire la medesima efficacia delle cure evitando o riducendo molto gli effetti avversi.

La chemioterapia nel tumore del colon-retto

Negli stadi intermedi della malattia, una volta fatto l’intervento chirurgico di asportazione del tumore, si è sempre consigliata una chemioterapia della durata di sei mesi a base di oxaliplatino e di fluoropirimidine. Il problema è che i farmaci a base di platino a lungo andare causano una neuropatia periferica, che può essere grave: quanto più dura la somministrazione dei farmaci e tanto più facilmente compare la neurotossicità.
Per questo motivo si è pensato di ridurre la durata della terapia, passando dai sei mesi tradizionali a soli tre mesi. Per valutare l’efficacia e la sicurezza di questa soluzione sono stati condotto sei studi che hanno confermato che la riduzione della chemioterapia riduce significativamente la comparsa degli effetti avversi senza ridurre l’efficacia della cura.
Mancava però il dato più importante per una valutazione completa, cioè la sopravvivenza globale a distanza di tempo. Ora i dati sono disponibili.

Lo studio internazionale

In uno studio multicentrico internazionale sono stati valutati oltre seimila malati di tumore del colon-retto confrontando i dati di sopravvivenza a distanza di cinque anni sulla base della durata del trattamento: tre o sei mesi di chemioterapia.
I risultati parlano chiaro: la sopravvivenza globale a cinque anni nei trattati con capecitabina e oxaliplatino era in entrambi i casi dell’82,4%, non c’era cioè un aumento di efficacia prolungando la terapia fino ai sei mesi. Ciò vale sia per il tumore del colon sia per il tumore del retto.

In pratica

Visto che tre mesi di chemioterapia hanno la stessa efficacia di sei mesi, nella maggior parte dei pazienti con tumore del colon-retto può essere indicato il trattamento più breve senza che ciò riduca l’efficacia delle cure e garantendo al contempo una minore neurotossicità. È comunque l’oncologo, in base allo stadio del tumore e alle caratteristiche del paziente, a scegliere il tipo e la durata della terapia adatti in ogni circostanza, ricordando anche che la terapia più breve ha l’ulteriore vantaggio di ridurre le visite e i controlli da fare in ospedale, con ricadute positive sulla qualità di vita.

Bibliografia

Iveson T, Saunders M, et al. Three versus 6 months of adjuvant oxaliplatin-fluoropyrimidine chemotherapy for colorectal cancer: final results of SCOT – An international, randomized, phase III, noninferiority trial. J Clin Oncology 2026; https://ascopubs.org/doi/pdf/10.1200/JCO-25-00621 Conflitti di interesse:
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