Per chi ha già avuto un infarto più si abbassa il colesterolo e meglio è

14 Ott 2026

FOCUS: Cronicità e polifarmacoterapia

Quanto più si riescono ad abbassarne i livelli di colesterolo cattivo (LDL) nel sangue e tanto più si riduce la probabilità, per le persone che hanno avuto un infarto miocardico o un ictus, di averne un altro.
Dato ormai per accertato che nelle persone che hanno già avuto un episodio cardiovascolare maggiore la terapia per ridurre il colesterolo è efficace nel ridurre il rischio di avere nuovamente un problema cardiovascolare, ci si pone il problema su quale sia la soglia sotto la quale bisogna ridurre i livelli di colesterolo per ottenerne un vantaggio effettivo.

I farmaci anti colesterolo

A differenza di qualche decennio fa, in cui le possibilità terapeutiche per ridurre i livelli di colesterolo erano limitate, ora ci sono a disposizione diverse classi di farmaci che, con un meccanismo d’azione diverso, abbassano significativamente il colesterolo. In Italia sono disponibili:

  • le statine, i farmaci più usati da tempo, che riducono la produzione epatica di colesterolo (leggi anche le news “Quattro persone su dieci non assumono le statine come dovrebbero” e “Perché alcune persone non vogliono prendere le statine?”
  • l’ezetimibe, che agisce a livello intestinale riducendo l’assorbimento del colesterolo
  • le resine che sequestrano gli acidi biliari impedendo l’assorbimento del colesterolo (sono i farmaci che sono stati usati per primi a questo scopo)
  • i fibrati, che riducono soprattutto i trigliceridi e aumentano il colesterolo “buono” (colesterolo HDL)
  • l’acido bempedoico, che agisce a livello epatico
  • gli anticorpi monoclonali, che si riservano a casi particolari
  • le terapie innovative a base di RNA, che si riservano a casi particolari.

Il medico, sulla base delle caratteristiche del paziente, dei livelli di colesterolo e sulla presenza o meno di altri fattori di rischio cardiovascolare decide quale sia il trattamento più appropriato scegliendo uno o più di questi farmaci, che servono come prevenzione.
Al riguardo si distingue tra:

  • prevenzione cardiovascolare primaria, che mira a ridurre i livelli di colesterolo in chi non ha mai avuto eventi cardiovascolari ma ha un rischio alto di poterli avere
  • prevenzione cardiovascolare secondaria, che si mette in atto in chi ha già avuto un evento cardiovascolare per evitare che si ripresenti.

Gli obiettivi della terapia

Uno studio randomizzato coreano si è posto l’obiettivo di stabilire quanto si debbano ridurre i valori di colesterolo LDL nella prevenzione cardiovascolare secondaria. Per fare ciò i ricercatori hanno definito due possibili obiettivi di trattamento: ridurre i livelli di colesterolo LDL a meno di 70 mg/dl, oppure ricorrere a una terapia più intensiva per raggiungere livelli di LDL inferiori ai 50 mg/dl.
A distanza di tre anni si è valutata la frequenza di nuovi eventi cardiovascolari maggiori nei due gruppi di pazienti. Si è così visto che abbassare drasticamente il colesterolo LDL (<50 mg/dl) è la strategia più efficace perché riduce del 30% circa il rischio di avere un nuovo evento cardiovascolare rispetto a quanto accade a chi riceve una terapia meno intensiva.

In pratica

Per ridurre ulteriormente i livelli di colesterolo LDL occorre aumentare le dosi di farmaco somministrate oppure usare più di un farmaco insieme. Se ciò aumenta l’efficacia, d’altra parte potrebbe anche aumentare la frequenza degli effetti avversi associati alle terapie. Sarà quindi il medico a decidere di volta in volta, facendo un rapporto rischi/benefici, quale sia il livello di colesterolo LDL ottimale per proteggere la singola persona dal rischio di nuovi eventi cardiovascolari.

Bibliografia

Lee Y, Lee S, et al. Intensive LDL cholesterol targeting in atherosclerotic cardiovascular disease. N Engl J Med 2026; https://www.nejm.org/doi/10.1056/NEJMoa2600283?url_ver=Z39.88-2003&rfr_id=ori:rid:crossref.org&rfr_dat=cr_pub%20%200pubmed Conflitti di interesse:
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