Quanto più si riescono ad abbassarne i livelli di colesterolo cattivo (LDL) nel sangue e tanto più si riduce la probabilità, per le persone che hanno avuto un infarto miocardico o un ictus, di averne un altro.
Dato ormai per accertato che nelle persone che hanno già avuto un episodio cardiovascolare maggiore la terapia per ridurre il colesterolo è efficace nel ridurre il rischio di avere nuovamente un problema cardiovascolare, ci si pone il problema su quale sia la soglia sotto la quale bisogna ridurre i livelli di colesterolo per ottenerne un vantaggio effettivo.
I farmaci anti colesterolo
A differenza di qualche decennio fa, in cui le possibilità terapeutiche per ridurre i livelli di colesterolo erano limitate, ora ci sono a disposizione diverse classi di farmaci che, con un meccanismo d’azione diverso, abbassano significativamente il colesterolo. In Italia sono disponibili:
- le statine, i farmaci più usati da tempo, che riducono la produzione epatica di colesterolo (leggi anche le news “Quattro persone su dieci non assumono le statine come dovrebbero” e “Perché alcune persone non vogliono prendere le statine?”
- l’ezetimibe, che agisce a livello intestinale riducendo l’assorbimento del colesterolo
- le resine che sequestrano gli acidi biliari impedendo l’assorbimento del colesterolo (sono i farmaci che sono stati usati per primi a questo scopo)
- i fibrati, che riducono soprattutto i trigliceridi e aumentano il colesterolo “buono” (colesterolo HDL)
- l’acido bempedoico, che agisce a livello epatico
- gli anticorpi monoclonali, che si riservano a casi particolari
- le terapie innovative a base di RNA, che si riservano a casi particolari.
Il medico, sulla base delle caratteristiche del paziente, dei livelli di colesterolo e sulla presenza o meno di altri fattori di rischio cardiovascolare decide quale sia il trattamento più appropriato scegliendo uno o più di questi farmaci, che servono come prevenzione.
Al riguardo si distingue tra:
- prevenzione cardiovascolare primaria, che mira a ridurre i livelli di colesterolo in chi non ha mai avuto eventi cardiovascolari ma ha un rischio alto di poterli avere
- prevenzione cardiovascolare secondaria, che si mette in atto in chi ha già avuto un evento cardiovascolare per evitare che si ripresenti.
Gli obiettivi della terapia
Uno studio randomizzato coreano si è posto l’obiettivo di stabilire quanto si debbano ridurre i valori di colesterolo LDL nella prevenzione cardiovascolare secondaria. Per fare ciò i ricercatori hanno definito due possibili obiettivi di trattamento: ridurre i livelli di colesterolo LDL a meno di 70 mg/dl, oppure ricorrere a una terapia più intensiva per raggiungere livelli di LDL inferiori ai 50 mg/dl.
A distanza di tre anni si è valutata la frequenza di nuovi eventi cardiovascolari maggiori nei due gruppi di pazienti. Si è così visto che abbassare drasticamente il colesterolo LDL (<50 mg/dl) è la strategia più efficace perché riduce del 30% circa il rischio di avere un nuovo evento cardiovascolare rispetto a quanto accade a chi riceve una terapia meno intensiva.



