Milioni di persone nel mondo assumono ogni giorno farmaci antidepressivi per il trattamento della depressione, dei disturbi d’ansia e di altre condizioni psichiatriche con un utilizzo in continua crescita (vedi anche la news “Aumenta il consumo di antidepressivi nel mondo”). Ma che cosa succede quando si smette di assumerli?
È noto che la sospensione degli antidepressivi, così come della gran parte dei farmaci attivi sul sistema nervoso centrale, si accompagna a sintomi la cui incidenza e natura sono solo in parte definite. Per cercare di chiarire questi aspetti è stata condotta una revisione sistematica con metanalisi che ha preso in esame i dati di 50 studi clinici randomizzati per un totale di quasi 18.000 pazienti. Per misurare i sintomi che compaiono dopo la sospensione del farmaco i ricercatori hanno utilizzato una scala standardizzata chiamata DESS (Discontinuation-Emergent Signs and Symptoms), un questionario di 43 domande che esplora sintomi tipici da sospensione come capogiri, nausea, irritabilità e disturbi del sonno.
Capogiri, nausea e vertigini sono i sintomi più comuni
Dai risultati è emerso che chi smette di prendere gli antidepressivi sperimenta in media solo un sintomo in più rispetto a chi sospende il placebo o continua ad assumerli. I sintomi più frequenti nella prima settimana dopo l’interruzione sono stati capogiri, nausea, senso di vertigine e nervosismo, probabilmente espressione della risposta del sistema nervoso all’assenza improvvisa del farmaco.
Un dato particolarmente importante riguarda l’umore: nei pazienti che hanno sospeso il farmaco non è stato osservato un peggioramento dei sintomi depressivi rispetto a chi continuava il trattamento. Va però considerato che la maggior parte degli studi inclusi ha monitorato i pazienti solo per poche settimane, un tempo probabilmente insufficiente per cogliere eventuali ricadute depressive legate alla sospensione.



