Chemioterapia e trombosi: un giusto equilibrio

19 Ago 2026

FOCUS: Oncologia

Se la chemioterapia sembra aumentare il rischio di trombosi nei pazienti con un cancro, si assocerebbe però a una minore mortalità quando si ha un ricovero dovuto a un tromboembolismo venoso.

Cancro e trombosi

I pazienti con un tumore hanno, a causa della malattia stessa perché il tumore induce uno stato di ipercoagulabilità del sangue, un rischio aumentato di incorrere in un tromboembolismo venoso, incluse la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare, che può anche essere letale (leggi anche le news “Tumore e rischio di trombosi: si può modulare la terapia” e “Cancro e tromboembolismo venoso: si può ridurre l’anticoagulante?”). L’incidenza di questi eventi varia in base al tipo di tumore, ma il rischio di trombosi è comunque aumentato da 4 a 7 volte in chi ha un tumore, solo per il fatto di averlo.
Ad aumentare ulteriormente questo rischio ci sarebbero le terapie antitumorali, in particolare la chemioterapia, che a loro volta possono facilitare la coagulazione ematica. Uno studio condotto su oltre un milione di pazienti ricoverati indica che quasi la metà dei pazienti con tumore che vanno incontro a una trombosi è stata trattata con una chemioterapia.
Nonostante sia noto questa associazione tra cure antitumorali e rischio di trombosi non è noto però se questa associazione comporti poi anche conseguenze sulla sopravvivenza.

Lo studio giapponese

Sono state analizzate retrospettivamente le cartelle cliniche di oltre 100.000 malati di tumore ricoverati a seguito della comparsa di un tromboembolismo venoso. Si valutava la mortalità a distanza di un mese dal ricovero associando il dato all’essere stati sottoposti o meno a chemioterapia.
I risultati dello studio giapponese sembrano essere in controtendenza: la mortalità da tutte le cause era infatti minore nei pazienti trattati con la chemioterapia rispetto a quelli non trattati. Se quindi la chemioterapia può aver favorito l’episodio trombotico ciò non influenza però negativamente la sopravvivenza, anzi la chemioterapia dimezzava la mortalità a distanza di un mese.
Lo studio ha numerosi limiti metodologici, per cui il dato va interpretato con cautela.

In pratica

La chemioterapia si associa a numerosi effetti avversi, alcuni dei quali pesanti da gestire per il paziente e alcuni gravi. Tra questi ultimi si annovera l’aumento del rischio trombotico. Nel bilancio rischi-benefici al momento dell’inizio della terapia occorre tenere presenti tutti i dati di efficacia (allungamento della sopravvivenza) e sicurezza (comparsa di effetti avversi impegnativi). Lo studio giapponese aggiunge un tassello in questo ragionamento ma i suoi risultati dovranno essere confermati da studi con un disegno di ricerca più affidabile.

Bibliografia

Okada T, Sunaga T, et al. Impact of chemotherapy and anticancer agent type on 30-day all-cause in-hospital mortality of venous thromboembolism patients with cancer in Japan. 2025; https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12887195/ Conflitti di interesse:
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