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	<title>InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Jul 2026 08:48:38 +0000</lastBuildDate>
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	<title>InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Problemi di cuore con i farmaci antitumorali</title>
		<link>https://infarmaco.it/problemi-di-cuore-con-i-farmaci-antitumorali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 08:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[chemioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[effetti avversi]]></category>
		<category><![CDATA[immunoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[inibitori del check point]]></category>
		<category><![CDATA[tossicità cardiaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chemioterapia e immunoterapia possono avere un effetto negativo sul sistema cardiovascolare, suggerendo l’importanza dei controlli periodici</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante la chemioterapia e l’immunoterapia abbiano cambiato radicalmente il destino dei malati di cancro aumentandone significativamente le probabilità di sopravvivenza a lungo termine, bisogna fare i conti con gli effetti avversi dei trattamenti, tra cui importanti sono quelli sul sistema cardiovascolare.</p>
<h3>Chemioterapici antitumorali e cuore</h3>
<p>L’efficacia dei chemioterapici è basata sulla loro capacità di eliminare le cellule tumorali, agendo però parallelamente anche sulle cellule sane. Da ciò nascono i possibili effetti avversi. Fin dalla metà degli anni settanta era stata segnalata la possibile tossicità cardiaca della doxorubicina, specie ad alte dosi. Da allora numerosi farmaci antitumorali sono stati collegati a possibili rischi per il cuore, tanto che si stima che la seconda causa di morte per i malati di cancro sopravvissuti sia proprio quella cardiovascolare associata alle terapie fatte.<br />
I farmaci chemioterapici che possono più facilmente dare problemi cardiaci sono:</p>
<ul>
<li>le antracicline, usate come trattamento di prima linea in diversi tumori, tra cui il tumore al seno, i linfomi, le leucemie acute, i derivati del platino</li>
<li>i taxani, usati nel trattamento dei tumori al seno, dell’ovaio, del polmone e della prostata</li>
<li>gli antimetaboliti, usati soprattutto per leucemie e linfomi</li>
<li>gli agenti alchilanti, usati in leucemie, linfomi, mieloma multiplo, sarcomi.</li>
</ul>
<p>Tutti questi avrebbero un’azione simile sulle cellule del miocardio, porterebbero cioè a un’accelerazione del loro invecchiamento naturale, con un processo di vera e propria senescenza che comporta la perdita delle cellule cardiache sostituite da tessuto non più efficiente.</p>
<h3>Immunoterapia antitumorale e cuore</h3>
<p>Gli inibitori del <em>check point</em> immunitario agiscono stimolando le difese dell’organismo contro i tumori. La loro introduzione in clinica ha cambiato la prognosi di alcuni tumori in fase già avanzata (melanoma, tumore del polmone, leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/melanoma-le-promesse-dellimmunoterapia/">Melanoma: le promesse dell’immunoterapia</a>”) a fronte di alcuni effetti avversi correlati alla risposta immunitaria, tra cui una possibile cardiotossicità. Si tratta per lo più di malattie cardiache legate a uno stato infiammatorio come la miocardite (l’evenienza più comune e importante), la pericardite, la vasculite, o l’aggravamento di una situazione già presente come l’aterosclerosi con complicanze ischemiche, fino allo scompenso cardiaco.<br />
Le complicanze cardiache legate all’immunoterapia possono essere acute ed emergere abbastanza rapidamente (come per la miocardite acuta) oppure comparire a lungo termine, diverso tempo dopo la conclusione del trattamento.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nei primi quattro anni di vita molti bambini ricevono antibiotici</title>
		<link>https://infarmaco.it/nei-primi-quattro-anni-di-vita-molti-bambini-ricevono-antibiotici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 22:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[appropriatezza prescrittiva]]></category>
		<category><![CDATA[uso degli antibiotici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo uno studio italiano di coorte retrospettivo, l’84% dei bambini riceve almeno una prescrizione di antibiotico nei primi quattro anni di vita</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge da un’indagine condotta in Italia, più di otto bambini su dieci ricevono almeno una prescrizione di antibiotico entro i primi quattro anni di vita. Nei bambini nati più di recente si osserva una riduzione dell’uso, che rimane comunque elevato.</p>
<h3>L’importanza dell’uso appropriato</h3>
<p>Gli antibiotici sono tra i farmaci più prescritti in età pediatrica e sono uno strumento essenziale per trattare le infezioni di origine batterica. I dati disponibili mostrano però che, in molti casi, vengono usati anche quando non sono necessari, per esempio nelle infezioni virali delle vie respiratorie, come raffreddore, tosse o una bronchite non complicata.<br />
L’uso non appropriato degli antibiotici ha diverse ricadute negative: contribuisce allo sviluppo dell’antibiotico resistenza, può interferire con la maturazione del microbiota intestinale nei primi anni di vita e, secondo diversi studi epidemiologici, è stato associato a un aumento del rischio di alcune condizioni, tra cui asma, psoriasi e dermatite atopica.<br />
Per descrivere l’andamento delle prescrizioni antibiotiche in età pediatrica è stato condotto uno studio di coorte retrospettivo sui dati raccolti dai pediatri di famiglia italiani.</p>
<h3>Lo studio: quattro profili di prescrizione</h3>
<p>Lo studio ha incluso oltre 134.000 bambini nati tra il 2004 e il 2018 e seguiti in modo continuativo dalla nascita fino ai quattro anni d’età. Nel periodo osservato sono state registrate oltre 680.000 prescrizioni di antibiotici.<br />
I ricercatori hanno identificato così diverse traiettorie di prescrizione:</p>
<ul>
<li>uso molto basso, che riguarda il 34,9% dei bambini</li>
<li>uso basso o moderato nel 50,8% dei casi</li>
<li>uso elevato nel 14,3%.</li>
</ul>
<p>Nel complesso, l’84,1% dei bambini ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotico entro i quattro anni di vita. Le prescrizioni erano più frequenti nei maschi e nei bambini residenti nel Centro e nel Sud Italia rispetto al Nord.</p>
<h3>Un miglioramento dopo il 2014</h3>
<p>Dopo il 2014 si è osservato un minor uso di antibiotici: i bambini nati tra il 2014 e il 2018 meno spesso ricadevano nell’uso alto di antibiotici. Questo miglioramento potrebbe riflettere gli effetti delle campagne educative e delle strategie nazionali per promuovere un uso più appropriato di questi farmaci, ma potrebbe anche dipendere dalla pandemia da COVID-19: le misure di contenimento, la chiusura delle scuole e la minore circolazione di infezioni respiratorie possono aver contribuito a ridurre temporaneamente le prescrizioni pediatriche.</p>
<h3>I farmaci più prescritti</h3>
<p>Gli antibiotici più prescritti sono state le penicilline, pari al 55,0% delle prescrizioni, seguite da cefalosporine 22,7% e macrolidi 19,8%. Il dato è importante perché non tutti gli antibiotici hanno lo stesso impatto sul rischio di antibiotico resistenza. Alcuni sono più mirati e, quando l’antibiotico è davvero necessario, rappresentano la scelta preferibile. Altri, invece, agiscono su un numero più ampio di batteri e dovrebbero essere usati solo in situazioni specifiche, per evitare di favorire la comparsa di batteri resistenti.<br />
Per orientare l’uso corretto degli antibiotici, l’Organizzazione mondiale della sanità ha proposto la classificazione AWaRe (leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/la-classificazione-aware-per-un-uso-piu-consapevole-degli-antibiotici/">La classificazione AWaRe per un uso più consapevole degli antibiotic</a>i” il Minidossier “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2025/09/M9_minidossier_AWaRE_def.pdf">Classificazione AWaRe degli antibiotici: opportunità e criticità</a>”), che distingue gli antibiotici in tre gruppi: quelli da usare preferibilmente quando indicati, quelli da usare con maggiore cautela e quelli da riservare alle infezioni più difficili. In questa prospettiva, il ricorso frequente a cefalosporine e macrolidi merita attenzione, perché alcune molecole di queste classi sono associate a un maggiore rischio di resistenze.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Si può gestire bene la mucosite orale da chemioterapici</title>
		<link>https://infarmaco.it/si-puo-gestire-bene-la-mucosite-orale-da-chemioterapici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 06:50:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[chemioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[crioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[effetti avversi]]></category>
		<category><![CDATA[laser]]></category>
		<category><![CDATA[mucosite orale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=6021</guid>

					<description><![CDATA[<p>Crioterapia, fotobiomodulazione e agenti naturali consentono di ridurre la gravità della mucosite associata ad alcuni schemi di chemioterapia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i possibili effetti avversi delle terapie antitumorali la mucosite orale peggiora significativamente la qualità di vita e per questo richiede adeguate misure di prevenzione e un pronto trattamento, non necessariamente di tipo farmacologico.</p>
<h3>La mucosite orale da chemioterapia</h3>
<p>La mucosite orale, che può associarsi all’uso di farmaci chemioterapici o alla radioterapia nel caso di tumori di testa e collo, è un’infiammazione di varia gravità delle mucose della bocca caratterizzata da lesioni eritematose, gonfiore, ulcere dolorose, atrofia, fino al sanguinamento. Nelle sue forme più gravi rischia da un lato di compromettere il trattamento antitumorale, che in alcuni casi deve essere sospeso o ridotto, dall’altro incide pesantemente sulla qualità di vita della persona già provata dal tumore, limitandone la possibilità di mangiare, di bere e di parlare, fino a comportare in casi estremi la perdita di peso, deficit nutrizionali, infezioni e ricovero in ospedale. È perciò importante prevenirla per quanto possibile e trattare i sintomi quando compaiono. A tal fine sono disponibili diversi tipi di intervento che sono stati raggruppati dal Mucositis Study Group of the Multinational Association of Supportive Care in Cancer and the International Society of Oral Oncology (MASCC/ISOO) in diverse categorie:</p>
<ul>
<li>igiene orale di base (incluse le abitudini del paziente e l’educazione al lavaggio dei denti)</li>
<li>sciacqui con farmaci antinfiammatori locali come la benzidamina</li>
<li>terapia di fotobiomodulazione con laser a bassa potenza (in cui si utilizza la luce laser per accelerare la guarigione dei tessuti)</li>
<li>crioterapia (che prevede l’applicazione di freddo sulle mucose orali per esempio usando ghiaccio tritato, acqua gelata, gelati), usata come prevenzione sia poco prima sia durante la somministrazione del chemioterapico</li>
<li>antibiotici</li>
<li>agenti protettivi (che aderiscono alle lesioni formando una barriera protettiva)</li>
<li>anestetici locali e analgesici (compresa la morfina topica o gli sciacqui di lidocaina)</li>
<li>fattori di crescita e citochine</li>
<li>agenti naturali vari (come il miele e la glutamina).</li>
</ul>
<h3>Che cosa funziona?</h3>
<p>Una revisione sistematica ha valutato l’efficacia di questi trattamenti mettendo insieme i dati rilevati in 27 studi nei quali c’era un confronto tra terapia e placebo.<br />
I risultati sono incoraggianti infatti globalmente gli interventi analizzati sono risultati efficaci nel ridurre la gravità della mucosite e quindi la sintomatologia dolorosa. Anche l’efficacia preventiva è stata confermata per alcuni trattamenti come la crioterapia.<br />
In particolare ci sono prove chiare dell’efficacia nel ridurre la gravità dei sintomi dei trattamenti non farmacologici come la fotobiomodulazione e la crioterapia e degli agenti naturali (specie miele e curcumina), mentre il ricorso ad antinfiammatori, agenti protettivi e antibiotici non ha influito sulla gravità della forma.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>C’è ancora molto da fare per contrastare le infezioni in ospedale</title>
		<link>https://infarmaco.it/ce-ancora-molto-da-fare-per-contrastare-le-infezioni-in-ospedale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 08:45:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni ospedaliere]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[PNCAR]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le raccomandazioni dell’OMS per la prevenzione e il controllo delle infezioni in ospedale in molti casi non vengono tradotte nella pratica</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella pratica quotidiana, negli ospedali italiani quanto vengono applicate le raccomandazioni dell’OMS per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive? È a questa domanda che risponde un sondaggio effettuato nell’ambito del progetto nazionale Insieme (Italian National Project to Combat Antibiotic Resistance), lanciato nel 2022 grazie a una collaborazione tra la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e il Ministero della Salute, volto a rafforzare la prevenzione e il controllo delle infezioni e un uso appropriato degli antibiotici (vedi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/migliorare-luso-degli-antibiotici-in-ospedale-si-puo/">Migliorare l’uso degli antibiotici in ospedale si può</a>”).</p>
<h3>La fotografia della situazione italiana</h3>
<p>Nel 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato le linee guida per la prevenzione e il controllo delle infezioni in ospedale. Successivamente ha messo a punto un questionario per autovalutare lo stato di attuazione delle raccomandazioni considerate essenziali per ottenere i risultati sperati.<br />
I dati mondiali indicano che nonostante siano passati anni e ci sia stato in effetti un miglioramento nell’applicazione a livello locale di queste raccomandazioni, soltanto il 4% dei Paesi in realtà soddisfa pienamente i criteri stabiliti dall’OMS.<br />
Qual è la situazione italiana? Il questionario del progetto Insieme, che è stato compilato da 38 ospedali distribuiti su tutto il territorio nazionale, mira a rispondere a questa domanda e a definire quanto le linee strategiche del Piano nazionale di controllo dell’antibiotico resistenza (PNCAR) siano applicate nella pratica ospedaliera quotidiana e quali siano gli ostacoli che rendono difficile tale applicazione.<br />
Le risposte fornite al corposo questionario (155 domande), consentono di tracciare un quadro non roseo, in particolare:</p>
<ul>
<li>un quarto circa degli ospedali (26,3%) non ha definito un programma annuale mirato alla prevenzione e al controllo delle infezioni</li>
<li>circa un terzo degli ospedali (34,2%) non ha attivato una task force dedicata alla gestione appropriata delle terapie antibiotiche</li>
<li>poco meno della metà degli ospedali (42,1%) non produce report periodici sulla microbiologia ospedaliera, essenziali per una scelta ragionata dell’antibiotico da usare</li>
<li>in un ospedale su due non è prassi abituale un monitoraggio attivo dell’igiene delle mani da parte degli operatori sanitari e l’isolamento dei malati contagiosi ove necessario</li>
<li>in circa quattro ospedali su cinque non sono stati implementati sistemi strutturati di sorveglianza delle infezioni acquisite in ospedale</li>
<li>in un quarto degli ospedali (26,3%) non viene fatta una valutazione dell’appropriatezza della terapia antibiotica.</li>
</ul>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anche gli antibiotici prescritti in odontoiatria impattano sulla resistenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/anche-gli-antibiotici-prescritti-in-odontoiatria-impattano-sulla-resistenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 06:26:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[appropriatezza]]></category>
		<category><![CDATA[odontoiatria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=6016</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nuovo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA analizza le prescrizioni antibiotiche in odontoiatria in Italia e il loro effetto sull’antibiotico resistenza, evidenziandone l’uso talvolta non appropriato</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/anche-gli-antibiotici-prescritti-in-odontoiatria-impattano-sulla-resistenza/">Anche gli antibiotici prescritti in odontoiatria impattano sulla resistenza</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia gran parte degli antibiotici sono prescritti dai medici di famiglia e dai pediatri di libera scelta, ma quanto pesano invece le prescrizioni degli odontoiatri?<br />
La risposta è al centro del nuovo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2026/07/19_minidossier_AMR_odontoiatria_def.pdf">Il contrasto all’antibiotico resistenza: un’opportunità per migliorare la qualità delle prescrizioni in odontoiatria</a>”, che analizza la letteratura disponibile sulle abitudini prescrittive degli odontoiatri italiani in materia di antibiotici.<br />
Dagli studi presi in esame emerge un quadro non sempre rassicurante: la conoscenza del fenomeno dell’antimicrobico resistenza è diffusa, ma solo una minoranza dei professionisti consulta le linee guida prima di prescrivere una terapia. La profilassi antibiotica viene spesso prescritta anche quando non strettamente necessaria, con schemi terapeutici che non sempre rispettano le indicazioni raccomandate in termini di dosaggio e durata.<br />
Il <em>Minidossier</em> ripercorre questi dati alla luce degli obiettivi del <a href="https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_3294_allegato.pdf">Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022-2025</a>, sottolineando una criticità rilevante: la difficoltà di monitoraggio delle prescrizioni odontoiatriche, dato che molti professionisti operano in regime privato e quindi fuori dai sistemi di sorveglianza del Servizio Sanitario Nazionale. Accanto alle criticità, vengono però indicati anche strumenti utili per migliorare l’appropriatezza prescrittiva, come il <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1811463/Manuale_antibiotici_AWaRe.pdf">manuale AWaRe dell’OMS nella versione italiana di AIFA</a> e l’<a href="https://www.aifa.gov.it/app-firstline-aifa-antibiotici"><em>app</em> Firstline</a>, che supportano decisioni cliniche coerenti con le prove scientifiche.</p>
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		<title>Terapia ormonale sostitutiva in menopausa e rischio cardiovascolare</title>
		<link>https://infarmaco.it/terapia-ormonale-sostitutiva-in-menopausa-e-rischio-cardiovascolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 06:59:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[rischio cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[terapia ormonale sostitutiva]]></category>
		<category><![CDATA[vampate]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=6013</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sicurezza cardiovascolare della terapia ormonale sostitutiva in menopausa sembra variare in base all’età di inizio del trattamento</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’uso della terapia ormonale per i sintomi vasomotori della menopausa (vampate di calore e sudorazioni notturne) resta un tema controverso da quando lo studio <em>Women’s Health Initiative</em> (WHI), un ampio studio sulla salute delle donne statunitensi in postmenopausa, aveva sollevato, oltre vent’anni fa, dubbi sul possibile aumento del rischio cardiovascolare.<br />
Una nuova analisi secondaria dello stesso studio ha cercato di chiarire se questo rischio dipenda dall’età della donna al momento dell’inizio del trattamento. Lo studio ha coinvolto oltre 27.000 donne in postmenopausa, trattate con estrogeni da soli o in combinazione con un progestinico, seguite in media per 6-7 anni.</p>
<h3>Sicura sotto i 60 anni, da evitare dopo i 70</h3>
<p>I risultati mostrano un rischio cardiovascolare diverso a seconda delle fasce d’età:</p>
<ul>
<li>nelle donne tra i 50 e i 59 anni, la terapia ormonale ha ridotto efficacemente i sintomi vasomotori senza aumentare il rischio di malattie cardiovascolari</li>
<li>nelle donne tra i 60 e i 69 anni, il rischio era leggermente più elevato, ma senza una certezza in questo senso</li>
<li>nelle donne di 70 anni o più, invece, il rischio cardiovascolare era significativamente aumentato, fino a triplicarsi nel caso di utilizzo delle combinazioni estro-progestiniche.</li>
</ul>
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		<title>Bollettino InFarmaco: è online il numero di giugno</title>
		<link>https://infarmaco.it/bollettino-infarmaco-e-online-il-numero-di-giugno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 06:39:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bollettino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=6007</guid>

					<description><![CDATA[<p>È disponibile <em>online</em> il numero di giugno del Bollettino <em>InFarmaco</em>, scaricabile dalla sezione Pubblicazioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/bollettino-infarmaco-e-online-il-numero-di-giugno/">Bollettino &lt;em&gt;InFarmaco&lt;/em&gt;: è &lt;em&gt;online&lt;/em&gt; il numero di giugno</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È disponibile <em>online</em> il numero di giugno del <a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2026/06/Bollettino_Infarmaco_giugno26-1.pdf">Bollettino <em>InFarmaco</em></a>, scaricabile dalla sezione <a href="https://infarmaco.it/pubblicazioni/bollettino/">Pubblicazioni.</a><br />
Negli ultimi mesi una buona parte dell’attività del progetto COSIsiFA si è concentrata sulla formazione, l’editoriale di apertura fa il punto su quanto realizzato, sia per gli operatori sanitari — con due eventi sincroni in formato webinar — sia per i cittadini con il corso sui vaccini.<br />
Segue la consueta selezione di news sui farmaci suddivisa nelle quattro aree di riferimento del progetto. Tra queste la news &#8220;<a href="https://infarmaco.it/ci-vuole-cautela-nelluso-della-melatonina-nei-bambini/">Ci vuole cautela nell’uso della melatonina</a>&#8221; ha offerto lo spunto per un commento da parte di Ugo Moretti, coordinatore di COSIsiFA, visto l’uso che viene fatto di questo farmaco anche nei disturbi del sonno del bambino.<br />
La sezione <a href="https://infarmaco.it/media/#podcast">multimedia</a> di<em> InFarmaco</em> è dedicata al tema dell’antimicrobico resistenza con il podcast “Antibiotici nelle acque: i rischi per l’ambiente e la salute”.<br />
Chiude il numero il minidossier sugli incretino-mimetici per la riduzione del peso corporeo: un tema di grande interesse alla luce del crescente utilizzo di questi farmaci e del dibattito sull’opportunità del loro uso.</p>
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		<item>
		<title>N° 6 Giugno 2026</title>
		<link>https://infarmaco.it/n-6-giugno-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 15:19:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bollettino]]></category>
		<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=6002</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/n-6-giugno-2026/">N° 6 Giugno 2026</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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		<item>
		<title>Stanchi e con più effetti avversi</title>
		<link>https://infarmaco.it/stanchi-e-con-piu-effetti-avversi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 07:42:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[effetti avversi]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci antitumorali]]></category>
		<category><![CDATA[fatigue]]></category>
		<category><![CDATA[stanchezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5988</guid>

					<description><![CDATA[<p>La presenza di <em>fatigue</em> prima dell’inizio di una terapia antitumorale si associa a una probabilità maggiore di avere poi effetti avversi dovuti alle cure</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/stanchi-e-con-piu-effetti-avversi/">Stanchi e con più effetti avversi</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi inizia una terapia antitumorale e riferisce già in partenza una sensazione di stanchezza (<em>fatigue</em>) ha una probabilità maggiore di avere successivamente effetti avversi dovuti alla terapia rispetto a chi all’inizio della cura non prova affaticamento.</p>
<h3>La <em>fatigue</em> quando si ha un tumore</h3>
<p>Con <em>fatigue</em> si intende una stanchezza, più spesso marcata, che persiste nel tempo, che non dipende direttamente dallo sforzo fisico e che non si attenua neppure con il riposo. Si tratta di una stanchezza sia fisica sia psicologica che è tipica di alcune condizioni e in particolare si associa spesso alla presenza di un tumore e alle terapie che vengono poste in atto per trattarlo. La persona fa fatica a compiere anche le semplici attività della vita quotidiana e questo ovviamente, qualora persista, deteriora la qualità della vita.<br />
Si stima che più del 70% delle persone colpite da un tumore sperimentino nel corso delle cure la<em> fatigue</em>, che spesso porta alla decisione di sospendere il trattamento perché non più sopportato. <em>Fatigue</em> che però nel 25-30% dei casi persiste per cinque anni e più dopo che il trattamento antitumorale è stato terminato con successo.<br />
La <em>fatigue</em> è uno degli effetti avversi più frequenti delle terapie oncologiche, ma può essere già presente, in forma lieve o moderata, prima dell’inizio delle cure, a dimostrare che anche il tumore di per sé gioca un ruolo rilevante nella comparsa di questo disturbo.<br />
Non sono noti con precisione i meccanismi che sottostanno alla <em>fatigue</em>, ma questa stanchezza può derivare dal progredire del cancro, da un’anemia indotta dal trattamento, da disturbi del sonno, da carenze nutrizionali o da disturbi dell’umore, come ansia e depressione.</p>
<h3>Un segnale da considerare</h3>
<p>Uno studio di coorte statunitense ha valutato quanto sia frequente la <em>fatigue</em> già prima di iniziare un trattamento antitumorale e ha considerato un possibile legame tra la presenza della stanchezza fin dall’inizio e la comparsa successivamente di effetti collaterali dovuti alla terapia contro il tumore.<br />
Sono stati analizzati i dati di oltre settemila pazienti, con vari tipi di cancro, che hanno avuto più di 100.000 effetti avversi (in media quindi quasi quindici a testa, a dimostrare che le terapie antitumorali sono sì efficaci ma si accompagnano a molti effetti avversi che devono essere gestiti). Dai risultati si è visto che chi già in partenza riferiva una certa stanchezza (il 39% dei partecipanti) aveva il doppio di probabilità di avere un effetto avverso dovuto ai farmaci e che la probabilità diventava di cinque volte maggiore se la stanchezza riferita era molto grave.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dimezzare il consumo di antibiotici in veterinaria</title>
		<link>https://infarmaco.it/dimezzare-il-consumo-di-antibiotici-in-veterinaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 06:57:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[veterinaria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5984</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno degli obiettivi dell’Unione europea è di ridurre del 50% l’uso di antibiotici, in particolare negli animali d’allevamento, entro il 2030</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/dimezzare-il-consumo-di-antibiotici-in-veterinaria/">Dimezzare il consumo di antibiotici in veterinaria</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’obiettivo definito dalla Unione Europea di ridurre del 50%, entro il 2030, l’uso degli antibiotici in ambito veterinario potrebbe essere raggiunto, stando all’andamento attualmente in corso nella maggior parte dei Paesi membri.</p>
<h3>Gli antibiotici in veterinaria</h3>
<p>L’uso eccessivo di antibiotici in ambito sia umano sia animale comporta un aumento della diffusione di batteri resistenti ai comuni antibiotici. La preoccupazione al riguardo è notevole perché le infezioni causate da germi resistenti sono molto più difficili da trattare e a volte letali.<br />
Nell’ambito dell’approccio “One Health” (una sola salute, intesa come la salute umana, animale e ambientale nel loro insieme) si mira perciò a ridurre il più possibile l’uso degli antibiotici. Per quanto riguarda l’uso in medicina veterinaria l’UE ha lanciato il programma “Dalla fattoria alla tavola” (F2F, Farm to Fork), parte del Green Deal europeo, fissando l’obiettivo di ridurre le vendite di antibiotici veterinari del 50% entro il 2030 rispetto ai livelli registrati nel 2018.<br />
In questa prospettiva l’UE ha anche introdotto alcuni regolamenti che vietano per esempio l’uso degli antibiotici a basso dosaggio per favorire la crescita negli animali da allevamento, vietando l’uso anche di alcuni antibiotici critici per la medicina umana.<br />
Peraltro si stima che fino alla metà degli antibiotici in medicina veterinaria (e in medicina umana) siano usati in maniera inappropriata, per cui c’è margine per raggiungere l’obiettivo di una riduzione drastica del loro utilizzo.</p>
<h3>Le tendenze in Europa</h3>
<p>L’obiettivo di ridurre del 50% l’uso degli antibiotici entro il 2030 è ambizioso, significa passare da 6.181 tonnellate di antibiotici a uso animale nel 2018 a poco più di tremila tonnellate nell’arco di 12 anni.<br />
A che punto è questa riduzione? Come si stanno comportando i Paesi dell’UE?<br />
Uno studio fa il punto, offrendo i dati aggiornati al 2022. In un quinquennio (dal 2018 al 2022) si è osservata una riduzione globale del 31% delle vendite di antibiotici per gli animali da allevamento. Questa riduzione non è stata però omogenea nei vari Paesi: i cali più significativi si sono registrati in Portogallo (-57%), a Malta (-48%), in Francia (-44%) e in Lettonia (-43%). L’Italia ha fatto la sua parte, con una riduzione del 37%. Solo due Paesi membri hanno avuto un andamento inverso, con un aumento delle vendite di antibiotici a uso animale (Lituania, + 36%, e Polonia, + 7%).<br />
In questo puzzle geografico occorre però anche tenere presenti i dati di partenza e qui l’Italia non è messa bene, essendo al terzo posto tra i Paesi che fanno un maggiore uso di antibiotici veterinari (585 tonnellate nel 2022) dopo la Spagna (1.027 tonnellate) e la Polonia (838 tonnellate). Se a queste si assomma la Germania (531 tonnellate) si arriva al 70% del consumo globale di antibiotici veterinari in Europa: saranno quindi questi quattro Paesi a dover ridurre più significativamente il ricorso agli antibiotici per raggiungere l’obiettivo europeo globale di ridurre del 50% l’uso di antibiotici negli animali.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/dimezzare-il-consumo-di-antibiotici-in-veterinaria/">Dimezzare il consumo di antibiotici in veterinaria</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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