Per contrastare l’antimicrobico resistenza ciascuno deve fare la sua parte: i medici e i veterinari devono prescrivere gli antibiotici solo quando appropriato e dopo aver fatto una scelta ragionata dell’antibiotico da prescrivere, i malati devono essere consapevoli riguardo all’uso degli antibiotici, al fatto che agiscono solo sulle infezioni batteriche e a come si devono smaltire, le aziende farmaceutiche devono produrre confezioni che garantiscano la copertura per la sola durata del trattamento e, soprattutto, devono investire nella ricerca per immettere sul mercato antibiotici innovativi che agiscano con meccanismi differenti rispetto a quelli noti, ma soprattutto le autorità sanitarie devono fare la loro parte.
Il Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico Resistenza (PNCAR)
L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2015, a fronte della preoccupante diffusione dell’antibiotico resistenza, ha raccomandato che tutti i Paesi sviluppassero un piano d’azione nazionale mirato al controllo dell’antimicrobico resistenza. Nel 2017 l’Italia ha risposto a questo pressante invito con la pubblicazione del Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico Resistenza, il PNCAR. Nel 2022 è stato approvato il nuovo PNCAR in vigore fino al 2025 (leggi anche le news “Funziona il Piano nazionale contro l’antimicrobico resistenza?) e ora prorogato nell’attesa del nuovo PNCAR aggiornato.
La strategia nazionale per la gestione e il contenimento dell’antimicrobico resistenza si articola in quattro aree trasversali:
1. formazione
2. informazione, comunicazione e trasparenza
3. ricerca, innovazione e bioetica
4. cooperazione nazionale e internazionale
e in tre pilastri dedicati ai principali interventi di prevenzione e controllo dell’antibiotico resistenza nel settore umano, animale e ambientale:
1. sorveglianza e monitoraggio integrato dell’antibiotico resistenza, dell’utilizzo di antibiotici, delle infezioni correlate all’assistenza e monitoraggio ambientale
2. prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza in ambito ospedaliero (leggi anche la news “C’è ancora molto da fare per contrastare le infezioni in ospedale”) e comunitario e delle malattie infettive e zoonosi
3. uso appropriato degli antibiotici in ambito sia umano sia veterinario e corretta gestione e smaltimento degli antibiotici e dei materiali contaminati.
I risultati di uno studio internazionale
Uno studio internazionale ha valutato quanto i piani d’azione definiti nei vari Paesi abbia realmente influito su un uso più appropriato degli antibiotici. Sono stati analizzati i dati di 68 Paesi, valutandone le vendite di antibiotici non solo globali ma anche secondo le categorie indicate dall’OMS come più appropriate nel sistema AWaRe (leggi al riguardo la news “La classificazione AWaRe per un uso più consapevole degli antibiotici”) che distingue tra antibiotici da usare per le infezioni comuni (Access), quelli da usare con cautela (Watch) e quelli da riservare ai casi gravi (Reserve).
Si è valutato se la presenza di un piano nazionale contro l’antimicrobico resistenza sia efficace nel ridurre il consumo di antibiotici o la loro prescrizione inappropriata. Se si considerano i dati grezzi, sembra che non ci siano differenze, cioè che gli sforzi previsti in questi piani non modifichino le vendite di antibiotici. In realtà a un’analisi più approfondita emerge chiaramente che laddove è attivo un piano nazionale ben strutturato e implementato nella pratica aumenta la vendita degli antibiotici Access (che dovrebbe coprire oltre il 60% delle prescrizioni secondo l’OMS) e si riducono quelle della categoria Watch, da usare con cautela.
Importante, però, è la qualità del piano e la sua praticabilità: i piani dei 68 Paesi sono stati infatti suddivisi in base alla loro qualità e si è visto che solo quelli che prevedevano l’implementazione e il monitoraggio e la valutazione degli esiti avevano un effetto significativo sulle vendite.



