Diverse terapie antitumorali possono causare come effetti collaterali dei disturbi alla bocca, che vanno dalla secchezza delle fauci a problemi più gravi e comunque invalidanti per quanto riguarda la possibilità di alimentarsi normalmente. E qui sta una differenza importante: la valutazione del fastidio data dal paziente è più disturbante di quanto considerato dal medico, che spesso sottovaluta questa situazione. Uno studio condotto in Giappone mette a confronto proprio il parere dei pazienti e dei medici al riguardo.
Come misurare l’entità del disturbo
Negli Stati Uniti è stato sviluppato un questionario (l’acronimo è PRO-CTCAE, che sta per Patient Reported Outcome – Common Terminology Criteria for Adverse Event, cioè esiti riportati dal paziente, criteri comuni di terminologia per gli effetti avversi) che può essere usato negli studi clinici e valuta con gli occhi del malato la sua situazione.
La versione italiana del questionario, disponibile dal 2017, contempla 80 diversi disturbi che il malato può avere, sui quali può esprimere la propria valutazione. Tra questi ci sono anche i disturbi del cavo orale, e in particolare:
- sensazione di bocca secca
- difficoltà a deglutire
- piaghe in bocca o in gola
- screpolature agli angoli della bocca
- difficoltà a sentire il sapore di cibi o bevande.
Per ciascuno di questi il malato è invitato a dire quanto spesso nell’ultima settimana si sono verificati (da “mai” a “moltissimo”) e quale è stata la gravità o l’intensità del disturbo.
I risultati dello studio giapponese sulla salute orale
Sono state analizzate le risposte al questionario di quasi 250 pazienti con tumore trattati con chemioterapia o immunoterapia, confrontandole con quelle indicate dal medico su un analogo questionario. L’obiettivo era valutare se la valutazione del medico sulla gravità del disturbo fosse vicina a quella provata dal paziente.
Quasi tutti i pazienti (85%) hanno avuto problemi di salute del cavo orale correlati alle terapie antitumorali cui hanno dovuto sottoporsi. In particolare quasi il 10% riferiva di avere avuto nella settimana precedente sintomi orali da moderati a gravi. Oltre metà dei pazienti segnalava inoltre di avere avuto problemi di bocca secca di gravità almeno lieve. Se si confrontavano questi risultati con l’opinione dei medici emergeva una chiara discrepanza, visto che il 30% dei pazienti riportava una gravità dei sintomi significativamente maggiore di quella valutata dai medici.



