Le iniziative italiane di contrasto all’antimicrobico resistenza

11 Set 2026

FOCUS: Antibiotico resistenza

Diversi sono gli interventi messi in atto in Italia per cercare di arginare la diffusione della resistenza agli antibiotici, ma la situazione è a macchia di leopardo e richiederebbe interventi coordinati a livello nazionale e implementati in tutte le regioni.

L’antimicrobico resistenza in Italia

L’Italia è uno dei Paesi europei con i più alti tassi di resistenza microbica, è anche un Paese in cui si fa un alto ricorso agli antibiotici, spesso tra l’altro ad ampio spettro, e come noto più si usano gli antibiotici in maniera inappropriata e più aumenta il rischio di antibiotico resistenza per quanto riguarda i batteri. Secondo i dati dell’AIFA il consumo totale di antibiotici in Italia è aumentato del 5,4% dal 2022 al 2023 e in molti casi rimane aperta la questione della scelta dell’antibiotico più adatto che dovrebbe rispondere ai criteri AWaRe dell’OMS che suddividono in tre fasce gli antibiotici indicandone l’uso razionale e appropriato proprio al fine di ridurre l’antibiotico resistenza (leggi anche la news “La classificazione AWaRe per un uso più consapevole degli antibiotici” e il minidossier “Classificazione AWaRe degli antibiotici: opportunità e criticità”).

I programmi di contrasto all’antimicrobico resistenza

Nell’ultimo decennio in Italia sono stati implementati diversi interventi riconducibili a tre tipologie:

  • le strategie di stewardship antimicrobica (leggi anche la news “I successi della gestione appropriata degli antibiotici”), che mirano a fornire le indicazioni per un uso appropriato e ragionato dei farmaci antimicrobici (antibiotici, antimicotici e antivirali)
  • le strategie di prevenzione e controllo delle infezioni che prevedono la messa in atto di tutte le procedure che riducono il rischio di infezione (lavaggio delle mani, asepsi, eccetera) e quelle che controllano le infezioni una volta che sono comparse
  • gli interventi di buona pratica diagnostica con l’obiettivo di identificare i microbi responsabili dell’infezione e agire quindi di conseguenza somministrando il farmaco più adatto (antibiotico, antimicotico o antivirale).

Che cosa emerge dai dati italiani?

Gli interventi di stewardship antimicrobica e di prevenzione e controllo delle infezioni si sono rivelati efficaci, con una differenza tra batteri e funghi. C’è infatti molta più attenzione riguardo all’uso appropriato degli antibiotici meno a quello degli antimicotici, occorre quindi predisporre programmi e interventi mirati rispetto alle infezioni fungine.
Anche gli esami diagnostici rapidi, che si possono eseguire senza ricorrere al laboratorio di analisi, sembrano essere utili per migliorare l’appropriatezza prescrittiva, ma i dati italiani indicano che vengono ancora troppo poco usati sul territorio nazionale.
Per quanto riguarda i funghi sono emerse preoccupazioni per la resistenza di Candida auris, cui porre particolare attenzione; per quanto concerne i virus si sottolinea il fatto che i farmaci antivirali a disposizioni non sono molti e che il rischio di resistenza virale è quindi maggiore.

In pratica

Questo studio dimostra che interventi mirati al contenimento dell’antimicrobico resistenza sono possibili ed efficaci. L’uso appropriato e ragionato dei farmaci resta uno dei cardini, insieme alla prevenzione e al controllo delle infezioni. La situazione italiana è però preoccupante perché queste strategie sono implementate in maniera diversa nelle varie Regioni, nonostante ci sia un piano nazionale dedicato proprio al contrasto dell’antimicrobico resistenza (PNCAR, leggi anche la news “I piani nazionali servono per contenere l’uso degli antibiotici”).

Bibliografia

Vitiello A, Zovi A, et al. Intervention studies and antimicrobial resistance in Italy: an overview of the latest evidence. J Glob Antimicrob Resist 2026; https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2213716525002851 Conflitti di interesse:
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