Un consenso internazionale di esperti aiuta a chiarire in quali situazioni il cortisone (desametasone) possa essere impiegato per prevenire nausea e vomito indotti dalla chemioterapia nei bambini e negli adolescenti che hanno un tumore.
Nausea e vomito indotti dalla chemioterapia
Nausea e vomito sono tra gli effetti indesiderati più frequenti e difficili da sopportare durante la somministrazione dei cicli di chemioterapia (leggi anche la news “C’è modo di contrastare la nausea e il vomito da chemioterapia”).
Per prevenirli si impiegano più farmaci, associati tra loro. Tra questi vi è il cortisone che migliora l’efficacia della terapia antiemetica nei bambini che devono iniziare una chemioterapia a rischio moderato o alto di provocare vomito.
Il farmaco, però, non è adatto in tutte le situazioni. Può infatti ridurre la risposta del sistema immunitario, aumentare il rischio di infezioni fungine e, in alcuni casi, interferire con altre terapie antitumorali. Per questo il suo impiego varia ancora molto tra i diversi centri.
Il consenso degli esperti
Per chiarire quando i benefici del cortisone siano maggiori dei possibili rischi, 16 esperti di oncologia pediatrica nordamericani hanno esaminato insieme le prove scientifiche e confrontato la propria esperienza clinica.
Gli esperti hanno concluso che, in generale, i benefici del desametasone come antiemetico superano i rischi nei bambini e adolescenti con:
- tumori ossei
- tumori a cellule germinali (di testicolo e ovaio)
- epatoblastoma, che colpisce il fegato
- retinoblastoma, che colpisce l’occhio
- rabdomiosarcoma, che colpisce i tessuti molli (muscoli, connettivo eccetera)
- bambini sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche.
Al contrario, gli esperti hanno ritenuto che i rischi superino i benefici nei bambini sottoposti alla terapia CAR-T (terapia genetica che modifica in laboratorio i linfociti T del bambino per aiutarli a riconoscere e distruggere le cellule tumorali, leggi anche la news “CAR-T una rivoluzione nella cura dei tumori”) e in quelli con un’infezione fungina.
Le situazioni ancora incerte
Non è stato raggiunto dagli esperti un accordo sull’impiego del desametasone nei bambini con leucemie acute, linfomi o tumori cerebrali; di quelli sottoposti a trapianto di cellule staminali da donatore; e di chi riceve altre terapie che agiscono sul sistema immunitario, come altri corticosteroidi o gli inibitori dei checkpoint immunitari.
Questo non significa che il desametasone debba essere escluso in questi casi. Significa, piuttosto, che la scelta deve essere personalizzata: il team curante deve valutare la malattia, il tipo di terapia, gli altri trattamenti e le condizioni cliniche del singolo bambino.



