Uno dei possibili modi per ridurre l’uso inappropriato o addirittura inutile degli antibiotici è di avere a disposizione test rapidi o di laboratorio che servano a escludere l’origine batterica di un’infezione. È quanto sembra promettere la procalcitonina nei pazienti con tumore ricoverati in ospedale a causa di un’infezione.
Come noto chi ha un tumore va incontro più facilmente a infezioni a causa della riduzione di efficacia del proprio sistema immunitario (leggi anche la news “Se al tumore si aggiunge un’infezione resistente”); è importante in questi casi iniziare per tempo una terapia antibiotica per evitare complicazioni, ma non sempre è indicata perché a volte l’infezione è dovuta a un virus, contro cui l’antibiotico nulla può.
La procalcitonina aiuta a scegliere
La procalcitonina è una proteina, precursore dell’ormone calcitonina, presente nel sangue e che negli ultimi anni è stata suggerita come un possibile indicatore di infezione batterica in atto. La procalcitonina è infatti prodotta dalle cellule epiteliali quando queste incontrano un batterio patogeno, se invece entrano in contatto con un virus non viene prodotta. Per questo si è pensato di impiegarla per distinguere tra infezioni batteriche e infezioni virali: un suo aumento nel sangue indicherebbe un’origine batterica della malattia, un suo livello basso tenderebbe a escluderla.
Tra l’altro i suoi livelli nel sangue variano anche in rapporto allo stato dell’infezione, per cui può aiutare a controllare l’andamento di una cura: se l’antibiotico funziona la procalcitonina si abbasserà.
A oggi la procalcitonina si è dimostrata utile in caso di sepsi, di polmonite, di infezioni delle vie urinarie, mentre non c’erano ancora informazioni sul suo utilizzo nei pazienti con tumore, che pure sono molto esposti alle infezioni.
Che cosa dicono i risultati
Uno studio condotto in Inghilterra ha valutato 77 pazienti con un tumore giunti in ospedale per la comparsa di un’infezione tale da richiedere il ricovero. Tra gli esami del sangue è stata richiesta anche la procalcitonina, misurata al momento del ricovero e dopo 48 ore. L’obiettivo era vedere se valori bassi di procalcitonina (inferiori a 0,25 ng ml-1) potessero escludere un’origine batterica dell’infezione.
La maggior parte dei pazienti (90,9%) è stata trattata subito con un antibiotico per via endovenosa. Ma quanti avevano una procalcitonina bassa? Oltre un terzo, e in effetti a posteriori si è visto che questi non avevano un’infezione batterica e si poteva quindi evitare di somministrare loro l’antibiotico.



