I test diagnostici rapidi, che danno una risposta nel giro di pochi minuti, effettuati in Pronto soccorso possono ridurre nei bambini il ricorso ingiustificato a una terapia antibiotica in caso di infezione delle vie respiratorie (leggi anche la news “Antibiotici usati anche quando non servono”).
Le infezioni delle vie respiratorie nei bambini
Le infezioni delle vie respiratorie, soprattutto nei mesi invernali, sono tra i motivi più comuni di arrivo al Pronto soccorso dei bambini, specie in caso di febbre anche elevata. Per capire quanto sono comuni queste situazioni basti dire che un bambino in età scolare si stima abbia in media da tre a dieci episodi di infezioni delle vie respiratorie all’anno, per lo più di origine virale (influenza, adenovirus, virus respiratorio sinciziale).
La difficoltà per il medico è stabilire se l’infezione abbia una causa virale o batterica, nel primo caso infatti è del tutto inutile e anzi controproducente una terapia antibiotica che esporrebbe il bambino al rischio di eventi avversi e che aumenterebbe la diffusione dell’antimicrobico resistenza (leggi anche la news “Gli antibiotici non servono nelle infezioni virali, ma vengono usati”). L’ideale quindi è avere test semplici e veloci in grado di confermare o escludere l’origine virale. Oggi questi test sono disponibili, sono i cosiddetti test diagnostici rapidi, che hanno la caratteristica di poter essere fatti direttamente al letto del malato (senza cioè bisogno di inviare il campione raccolto al laboratorio per averne un’analisi), di poter essere fatti da qualunque operatore sanitario e di fornire una risposta affidabile nel giro di pochi minuti.
Bisogna capire quanto il ricorso a questi test possa migliorare l’appropriatezza antibiotica, quanto cioè siano in grado di evitare terapie antibiotiche inutili perché l’infezione respiratoria è virale.
Uno studio italiano risponde
Ricercatori italiani hanno valutato in uno studio retrospettivo di coorte 1.238 bambini arrivati al Pronto soccorso dell’Ospedale Gaslini di Genova per una infezione acuta delle vie respiratorie. L’obiettivo era capire se l’esecuzione di un test diagnostico rapido per individuare un’origine virale avesse ridotto il ricorso agli antibiotici.
Quasi il 20% dei piccoli stava in realtà già prendendo un antibiotico, prescritto dal pediatra di famiglia sulla base delle condizioni cliniche (leggi anche la news “Nei primi quattro anni di vita molti bambini ricevono antibiotici”).
I test diagnostici rapidi hanno permesso di individuare l’origine virale in un bambino su quattro e di conseguenza di modificare l’approccio terapeutico: di interrompere cioè l’antibiotico nei bambini che lo stavano già prendendo e di evitare di prescriverlo a quelli che ancora non l’avevano preso. In questo modo si è ridotto il numero di antibiotici senza per questo incidere sulla prognosi, usando infatti come parametro di un eventuale peggioramento del quadro clinico la nuova venuta in Pronto soccorso nei tre giorni successivi per il peggioramento della condizione, non c’era alcuna differenza tra bambini trattati con antibiotici e bambini senza.



