Negli uomini e nelle donne anziane senza una carenza dimostrata di vitamina D la sua supplementazione non riduce il rischio a lungo termine di cadute.
Le cadute nell’anziano
Le cadute sono la causa più frequente di lesioni, fratture e morte accidentale nella popolazione anziana. Non per niente oltre il 90% delle fratture dell’anca, con le importanti conseguenze del caso, avviene a seguito di una caduta.
Il fatto che gli anziani cadano più spesso dei giovani è legato a una serie di condizioni associate all’invecchiamento, come la riduzione della vista, l’ipotensione, l’uso di molti farmaci, le ridotte capacità motorie, il rallentamento dei riflessi. Oltre a queste è stata segnalata la carenza di vitamina D.
Ricerche di laboratorio hanno dimostrato che la vitamina D ha una funzione positiva sulla funzionalità muscolare e studi condotti in persone con gravi carenze di vitamina D hanno suggerito che la sua somministrazione migliori la forza muscolare, anche se sono stati raggiunti risultati contrastanti (leggi anche la news “Vitamina D e omega 3 non migliorano la salute muscolare dell’anziano”). Per questo si è proposto di utilizzare la vitamina D nell’anziano, indipendentemente dai suoi livelli nel sangue, per ridurre il rischio di caduta.
I risultati dello studio finlandese
Uno studio controllato e randomizzato condotto in Finlandia ha incluso quasi 2.500 tra uomini ultrasessantenni e donne ultrasessantacinquenni con valori normali di vitamina D nel sangue. I partecipanti potevano essere assegnati alla supplementazione con vitamina D3, a due diversi dosaggi ,oppure a un placebo. Si andati a vedere, a distanza di cinque anni dall’inizio del trattamento, quale fosse l’incidenza di cadute e di fratture nei vari gruppi di studio.
Ebbene, il numero di cadute e di conseguenti fratture era uguale sia che si usasse la vitamina D3 sia che si prendesse il placebo, cioè il farmaco inattivo usato come controllo.



