Se i livelli sono normali è inutile prendere la vitamina D

26 Ott 2026

FOCUS: Cronicità e polifarmacoterapia

Negli uomini e nelle donne anziane senza una carenza dimostrata di vitamina D la sua supplementazione non riduce il rischio a lungo termine di cadute.

Le cadute nell’anziano

Le cadute sono la causa più frequente di lesioni, fratture e morte accidentale nella popolazione anziana. Non per niente oltre il 90% delle fratture dell’anca, con le importanti conseguenze del caso, avviene a seguito di una caduta.
Il fatto che gli anziani cadano più spesso dei giovani è legato a una serie di condizioni associate all’invecchiamento, come la riduzione della vista, l’ipotensione, l’uso di molti farmaci, le ridotte capacità motorie, il rallentamento dei riflessi. Oltre a queste è stata segnalata la carenza di vitamina D.
Ricerche di laboratorio hanno dimostrato che la vitamina D ha una funzione positiva sulla funzionalità muscolare e studi condotti in persone con gravi carenze di vitamina D hanno suggerito che la sua somministrazione migliori la forza muscolare, anche se sono stati raggiunti risultati contrastanti (leggi anche la news “Vitamina D e omega 3 non migliorano la salute muscolare dell’anziano”). Per questo si è proposto di utilizzare la vitamina D nell’anziano, indipendentemente dai suoi livelli nel sangue, per ridurre il rischio di caduta.

I risultati dello studio finlandese

Uno studio controllato e randomizzato condotto in Finlandia ha incluso quasi 2.500 tra uomini ultrasessantenni e donne ultrasessantacinquenni con valori normali di vitamina D nel sangue. I partecipanti potevano essere assegnati alla supplementazione con vitamina D3, a due diversi dosaggi ,oppure a un placebo. Si andati a vedere, a distanza di cinque anni dall’inizio del trattamento, quale fosse l’incidenza di cadute e di fratture nei vari gruppi di studio.
Ebbene, il numero di cadute e di conseguenti fratture era uguale sia che si usasse la vitamina D3 sia che si prendesse il placebo, cioè il farmaco inattivo usato come controllo.

In pratica

Le prove attuali indicano che la supplementazione di vitamina D3 agli anziani con livelli normali nel sangue di questa vitamina non riduce il rischio di caduta e di susseguente frattura e non è quindi raccomandata. Questa osservazione si aggiunge ad altre (leggi anche la news “L’integrazione di vitamina D negli anziani non è sempre appropriata”) che pongono dei limiti alla somministrazione all’anziano di vitamina D, che è diventata comune ma che ha ragione d’essere solo nei casi in cui sia documentata una reale carenza nell’organismo.

Bibliografia

Rikkonen T, Hantunen S, et al. The effect of vitamin D3 supplementation on the risk of falls in a general population - The Finnish Vitamin D Trial. J Am Geriatr Soc 2026; https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13266444/ Conflitti di interesse:
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