Diversi sono gli interventi messi in atto in Italia per cercare di arginare la diffusione della resistenza agli antibiotici, ma la situazione è a macchia di leopardo e richiederebbe interventi coordinati a livello nazionale e implementati in tutte le regioni.
L’antimicrobico resistenza in Italia
L’Italia è uno dei Paesi europei con i più alti tassi di resistenza microbica, è anche un Paese in cui si fa un alto ricorso agli antibiotici, spesso tra l’altro ad ampio spettro, e come noto più si usano gli antibiotici in maniera inappropriata e più aumenta il rischio di antibiotico resistenza per quanto riguarda i batteri. Secondo i dati dell’AIFA il consumo totale di antibiotici in Italia è aumentato del 5,4% dal 2022 al 2023 e in molti casi rimane aperta la questione della scelta dell’antibiotico più adatto che dovrebbe rispondere ai criteri AWaRe dell’OMS che suddividono in tre fasce gli antibiotici indicandone l’uso razionale e appropriato proprio al fine di ridurre l’antibiotico resistenza (leggi anche la news “La classificazione AWaRe per un uso più consapevole degli antibiotici” e il minidossier “Classificazione AWaRe degli antibiotici: opportunità e criticità”).
I programmi di contrasto all’antimicrobico resistenza
Nell’ultimo decennio in Italia sono stati implementati diversi interventi riconducibili a tre tipologie:
- le strategie di stewardship antimicrobica (leggi anche la news “I successi della gestione appropriata degli antibiotici”), che mirano a fornire le indicazioni per un uso appropriato e ragionato dei farmaci antimicrobici (antibiotici, antimicotici e antivirali)
- le strategie di prevenzione e controllo delle infezioni che prevedono la messa in atto di tutte le procedure che riducono il rischio di infezione (lavaggio delle mani, asepsi, eccetera) e quelle che controllano le infezioni una volta che sono comparse
- gli interventi di buona pratica diagnostica con l’obiettivo di identificare i microbi responsabili dell’infezione e agire quindi di conseguenza somministrando il farmaco più adatto (antibiotico, antimicotico o antivirale).
Che cosa emerge dai dati italiani?
Gli interventi di stewardship antimicrobica e di prevenzione e controllo delle infezioni si sono rivelati efficaci, con una differenza tra batteri e funghi. C’è infatti molta più attenzione riguardo all’uso appropriato degli antibiotici meno a quello degli antimicotici, occorre quindi predisporre programmi e interventi mirati rispetto alle infezioni fungine.
Anche gli esami diagnostici rapidi, che si possono eseguire senza ricorrere al laboratorio di analisi, sembrano essere utili per migliorare l’appropriatezza prescrittiva, ma i dati italiani indicano che vengono ancora troppo poco usati sul territorio nazionale.
Per quanto riguarda i funghi sono emerse preoccupazioni per la resistenza di Candida auris, cui porre particolare attenzione; per quanto concerne i virus si sottolinea il fatto che i farmaci antivirali a disposizioni non sono molti e che il rischio di resistenza virale è quindi maggiore.



