Quando la malattia tumorale è in fase avanzata e le prospettive di cura sono ormai ridotte, è importante tenere ancora più in considerazione le preferenze del paziente, evitando l’accanimento terapeutico, senza negargli terapie di supporto che potrebbero migliorarne la qualità di vita.
Che cosa desiderano i pazienti
Uno studio condotto oltreoceano ha intervistato i malati con un tumore in fase avanzata che erano in procinto di iniziare un nuovo trattamento per la propria malattia, chiedendo loro esplicitamente se nella loro scala di valori venisse al primo posto la durata della sopravvivenza oppure la qualità della vita.
In totale sono stati inclusi nello studio 706 anziani (età media 77 anni) con un tumore del colon, del polmone o dell’apparato genito-urinario in fase avanzata. Di questi la grande maggioranza, il 72%, ha risposto di privilegiare la qualità di vita rispetto alla sua durata, mentre l’8,4% ha dichiarato di preferire la durata della sopravvivenza rispetto alla qualità della vita.
Che cosa insegna lo studio americano
Di fronte a una situazione in cui il tumore è avanzato e le cure disponibili possono sì allungare di qualche mese la sopravvivenza a costo però di possibili effetti avversi, anche pesanti, che incidono negativamente sulla qualità della vita, gli anziani preferiscono mettere al primo posto la qualità della vita. Ciononostante lo studio statunitense, che ha analizzato i dati di un precedente studio controllato e randomizzato che mirava a valutare la frequenza e gestione degli effetti avversi delle terapie antitumorali, sottolinea come tutti i pazienti siano stati trattati con la medesima terapia indipendentemente dalle loro preferenze.
La sopravvivenza globale perciò nei due gruppi è stata analoga, così come l’incidenza di effetti avversi.
Dare ascolto al malato
Se è vero che le preferenze del paziente sono dettate anche dall’ambiente culturale, dalle proprie scelte religiose e da molti altri fattori, per cui non è detto che i dati emersi nello studio statunitense siano esportabili pari pari all’Italia, emerge però chiara l’importanza di prestare ascolto al malato soprattutto quanto il tumore è in fase avanzata e le prospettive di sopravvivenza si sono ridotte. Porre su un piatto della bilancia i benefici di una cura (quanti mesi in più di sopravvivenza) e sull’altro gli effetti negativi sulla qualità di vita (dovuti alle terapie) è fondamentale, ma poi la decisione al riguardo dovrebbe essere presa in maniera condivisa tra medico e malato, dando uguale peso alle due posizioni (medico e paziente).



