Servono più prove su efficacia e sicurezza dei farmaci per l’obesità negli adolescenti

21 Ott 2026

FOCUS: Pediatria

L’uso di farmaci per il controllo del peso negli adolescenti rimane controverso. Secondo una revisione della letteratura scientifica, questi trattamenti possono favorire una riduzione del peso ma restano da chiarire la durata ottimale della terapia, le conseguenze della sua interruzione e i benefici e i rischi a lungo termine.

L’obesità tra i ragazzi

L’obesità in età adolescenziale è un problema di salute che richiede attenzione: può aumentare il rischio di malattie già durante la crescita e nell’età adulta. Può inoltre incidere sul benessere psicologico e sulle relazioni sociali, associandosi a bassa autostima, ansia e sintomi depressivi.
In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, il 4,4% dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni è obeso e il 18,2% è in sovrappeso: complessivamente, oltre un adolescente su cinque è in eccesso ponderale.
È una malattia cronica complessa, il cui trattamento non si esaurisce nel far perdere peso: occorre anche mantenere i risultati nel tempo e valutare l’efficacia e la sicurezza delle cure nel lungo periodo.
Il trattamento negli adolescenti deve sempre iniziare dai cambiamenti dello stile di vita, con interventi sull’alimentazione e sull’attività fisica. I farmaci devono essere presi in considerazione solo quando questi interventi non sono sufficienti e possono quindi affiancare il percorso, valutando sempre il rapporto tra benefici e rischi. Occorre però sapere che i dati sull’efficacia nella pratica clinica quotidiana sono ancora limitati: la scelta del trattamento richiede una valutazione specialistica delle esigenze diverse caso per caso (leggi anche le news “Farmaci per l’obesità nei bambini: aiutano?” e “Obesità nei bambini: serve un farmaco?”).

La revisione Cochrane

Un gruppo internazionale di ricercatori, molti dei quali italiani, ha fatto il punto sulle prove disponibili riguardo all’efficacia e alla sicurezza dei farmaci per l’obesità nei bambini e negli adolescenti. Sono stati così analizzati 37 studi pubblicati nella letteratura scientifica che hanno coinvolto complessivamente oltre 4.000 partecipanti, molti dei quali adolescenti. Sono stati valutati diversi farmaci, tra cui gli agonisti del recettore del GLP-1 (il cui capostipite è la ben nota semaglutide), la metformina e l’orlistat.
Rispetto al placebo, i trattamenti possono ridurre mediamente il peso di circa 5 kg e l’indice di massa corporea, che mette in relazione peso e altezza, di 1,8 kg/m². La certezza di queste prove è però bassa e gli effetti variano tra i medicinali. Inoltre questi farmaci non sembrano migliorare la qualità di vita rispetto al placebo. Restano inoltre da chiarire il mantenimento dei risultati, le conseguenze della sospensione e la sicurezza a lungo termine.

In pratica

Il trattamento dell’obesità nei bambini e negli adolescenti richiede un percorso continuativo, basato su interventi che mirino a modifiche dell’alimentazione e all’incremento dell’attività fisica. La decisione di affiancare una terapia farmacologica spetta al medico, dopo un’attenta valutazione dei benefici e dei rischi. La perdita di peso, da sola, non basta a dimostrare un miglioramento duraturo della salute, soprattutto in una fase delicata come quella della crescita.

Bibliografia

Gerardi C, Allocati E, et al. Pharmacological interventions for the treatment of obesity in children and adolescents. Cochrane Database Syst Rev 2026; https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42125960/ Conflitti di interesse:
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