Negli anziani con bisogni palliativi ridurre i farmaci è essenziale

2 Nov 2026

FOCUS: Cronicità e polifarmacoterapia

Negli anziani fragili che hanno bisogno delle cure palliative in quanto la loro malattia è in fase avanzata e non garantisce una lunga sopravvivenza ridurre il numero dei farmaci somministrati è uno dei modi più semplici per migliorarne la qualità di vita.

Anziani fragili e malattia

Sono sempre di più gli anziani fragili, quelli cioè che hanno più di una patologia cronica, che hanno difficoltà di movimento, che hanno una riduzione delle difese dell’organismo per cui si adattano meno facilmente ai cambiamenti, che prendono molti farmaci. Si stima per esempio che nelle RSA, le residenza sanitarie assistenziali, un anziano su due sia in situazioni di fragilità.
La compresenza di più malattie richiede il ricorso a molti farmaci, per cui quotidianamente un anziano su due prende più di cinque farmaci (polifarmacoterapia) e addirittura capita che i farmaci assunti ogni giorno siano più di dieci. Questo comporta un aumento del rischio di effetti collaterali, di interazioni tra i vari medicinali (leggi anche la news “Rischio interazioni per i tanti farmaci assunti dall’anziano”) e di ulteriore fragilità. È possibile però fare una revisione della terapia e ridurre il dosaggio o sospendere alcuni farmaci (deprescrizione, leggi anche le news “Coinvolgere i pazienti nella deprescrizione fa davvero la differenza”, “Deprescrizione dei farmaci negli anziani: il come fa la differenza” e “Sono poche le raccomandazioni per la deprescrizione dei farmaci”). Ciò è tanto più vero quanto più la persona è in una fase avanzata di malattia in cui occorre badare più alla qualità della vita che alla sua durata, con un approccio di cura centrato sul paziente, sulle sue attese e suoi suoi bisogni, in un ambito non solo medico, ma anche emotivo, sociale e spirituale. L’obiettivo è di ridurre i sintomi disturbanti e di trovare un giusto equilibrio tra rischi e benefici di ogni singolo farmaco in termini di vita attesa, di rischi legati alla prescrizione, di effetti avversi e in ultima analisi di qualità di vita.

I dati di uno studio italiano

In Liguria è stata condotta un’indagine che ha coinvolto tre ospedali e due RSA, per capire quanto spesso negli anziani che hanno bisogno di cure palliative si proceda con la revisione della terapia e la riduzione dei farmaci presi quotidianamente.
La polifarmacia è la norma, tanto che il 94% dei pazienti prendeva più di cinque farmaci al giorno, con una media in realtà ben più alta (9 medicinali al giorno) perché un anziano su tre prendeva addirittura più di 10 farmaci ogni giorno (specie gli anziani ricoverati in ospedale).
I farmaci più spesso assunti erano gli inibitori di pompa protonica, i farmaci che agiscono sulla psiche, i diuretici e i farmaci antipertensivi, gli antibiotici e i farmaci per ridurre il colesterolo.
Nel 68% dei pazienti c’era almeno un farmaco che poteva essere significativamente ridotto o sospeso senza danno per il paziente e anzi con un beneficio per il suo benessere. Ma nella realtà non è stato sospeso e gli anziani hanno continuato a prenderlo. Per lo più si trattava di farmaci per l’apparato digerente (come gli inibitori pompa) o per il metabolismo (come gli anti colesterolo).

In pratica

I dati dello studio ligure confermano che la polifarmacoterapia è la norma nell’anziano fragile e che spesso la prescrizione dei farmaci non è più appropriata e andrebbe sospesa, ma ciò non viene quasi mai fatto. La presenza di più farmaci per malattie croniche deve indurre il medico a operare una attenta revisione della terapia (leggi anche il Minidossier “Revisione della terapia farmacologica e deprescrizione nel paziente anziano”, togliendo o riducendo ciò che è diventato inappropriato, superfluo o addirittura dannoso.

Bibliografia

Peruzzo S, Tagliafico L, et al. Polypharmacy and potentially inappropriate medications in patients requiring palliative care in hospitals and nursing homes: evidence from a Ligurian point-prevalence multicenter study. Maturitas 2026; https://www.maturitas.org/article/S0378-5122(26)00105-2/fulltext Conflitti di interesse:
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